Vinicius Cantuaria - Horse and fish

Vinicius Cantuaria

Horse and fish

2004 - RYKODISC

01/08/2004  |  di Christian Verzeletti

Vista la crescita e la diffusione che ha investito la musica brasiliana negli ultimi anni, Vinicius Cantuaria è ormai da considerarsi un musicista fondamentale ed influente. Idealmente artisti come Bebel Gilberto, Moreno Veloso e Celso Fonseca si sono mossi sperimentando su quel terreno acustico da lui delicatamente posato conciliando tradizione e neo-elettronica. Addirittura uno come Ryuichi Sakamoto, che poi ha sfornato dischi con Jaques Morelenbaum, sembra si sia invaghito del Brasile dopo aver collaborato a quel “Sol Na Cara” del 1996, con cui Cantuaria aveva cominciato ad imporsi all’attenzione della critica.
Cantuaria è ormai un artista maturo: il pizzetto e il capello leggermente incanutito che adornano il suo volto sono segni di una crescita che lo ha visto passare dal gruppo rock O Terco, alla band di Caetano Veloso e infine diventare un autore unico per la finezza delle sue composizioni e interpretazioni.
Basterebbe scorrere la lista degli artisti con cui ha collaborato per farsi un’idea della sua musica: Caetano Veloso, Tom Jobim, Arto Lindsay, Laurie Anderson, David Byrne, Brian Eno, Bill Frisell e Pat Metheny, tutti musicisti da cui ha assimilato qualcosa, ma a cui ha anche offerto il proprio suono.
“Horse and fish” prosegue su una linea acustica minimale che alla Ryko hanno intuito e stanno ben coltivando, tanto che si può scorgere un filo sottile che collega le ultime uscite di Kelly Joe Phelps, di Robert Wyatt e quella imminente di Phil Manzanera con i dischi di Cantuaria. È un approccio tanto delicato da suonare spirituale, che ovviamente ognuno di questi artisti poi sviluppa a suo modo.
Cantuaria è un maestro di sottigliezza: non ha la voce incantevole di Veloso e nemmeno l’avanguardia di Lindsay, ma un suono grave e delicato che gli permette di sperimentare muovendo suoni ed arrangiamenti come fossero un plancton organico sul fondo delle canzoni.
Anche “Horse and fish” possiede una calma che trascende i generi, ma, a differenza di molti dediti alla fusione di stili e materie diverse, Cantuaria lavora in modo pacato lasciando fluire la musica: “Cubana, Jamaicana, Colombiana / Africana, Texana, Americana / doesnt’ matter”. Grazie al contributo di Paul Socolow al basso, di Michael Leonhart (ex Steely Dan) alla tromba e di Paulo Braga alla batteria, più una nutrita serie di percussioni, sviluppa le canzoni anche in lunghezza, fino a dieci minuti, centellinando la posa degli accordi e delle note di chitarra: così in “Procissão” l’anima jazzata di Gilberto Gil si può tramutare in un funky leggermente psichedelico, mentre in “Tokyo” il canto si concede ampie pause senza smarrirsi. Anche l’uso dei synth è indirizzato allo stesso modo e contribuisce ad un’atmosfera linda, in cui gli opposti vengono ammansiti e resi complementari.
Alla fine si spiega pure il titolo: Cantuaria è un cavallo di razza, a cui basta qualche colpo di pinna per percorrere distanze che richiedono chilometri di sbuffi.


Condividi:


Track List:

  • Procissão |
  • Quase Choro|
  • O Barquinho|
  • Perritos|
  • Cubanos Postizos|
  • Look the Sky|
  • Tokyo|
  • Ligia|
  • O Nome Dela|
  • Este Seu Olhar

Mk Records http://www.protosound.net Marte Live A Buzz Supreme Pyxel.it