10/11/2010 | di Andrea Valbonetti
L’inesatto è il primo album di studio della formazione bolognese dei Vanderlei, pubblicato da Cinico Disincanto, che segue a distanza di quasi tre anni l’ep 1234. Il disco è stato registrato tra agosto e novembre 2009 con la direzione artistica di Paolo Benvegnù che contribuisce con la sua presenza a dare credibilità artistica ai Vanderlei sulla scena del rock alternativo italiano. L’inesatto è un disco dal quale emergono fin dal primo ascolto un’ispirazione ed una volontà di libertà espressiva molto forti che lo pongono al di fuori da condizionamenti verso le mode musicali del momento. Utilizzando un linguaggio economico si potrebbe dire che le nove tracce de L’inesatto sono guidate dall’offerta e non dalla domanda. Sono un distillato di genuinità artistica che non ammicca mai al potenziale pubblico o a sogni di classifica o di hit radiofoniche, rendendo i primi ascolti ruvidi e a volte faticosi. Questo approccio totalmente indipendente, che non punta ad imporsi sull’ascoltatore circuendolo con canzoni facili e senza anima, ma mira a farsi ricercare e scoprire è da apprezzare nel consumo musicale di oggi in quanto consente di creare opere dalle quali, indipendentemente dal gusto, si percepisce l’idea e la solidità di un progetto artistico. I temi di fondo del disco sono l’incertezza, lo spaesamento, il dubbio di fronte alla fragilità della condizione umana, alle sue imperfezioni e ai binomi assoluto/relativo e eterno/effimero che caratterizzano l’interpretazione della vita e dei sentimenti dell’uomo. Il paesaggio sonoro che viene imbastito per seminare queste riflessioni è un alternarsi di chitarre elettriche più o meno distorte accompagnate, a volte, dal suono malinconico di violini che costruisce muri impenetrabili contro i quali l’ascoltatore si trova a sbattere o boschi bui nei quali camminare senza un chiaro orientamento. E’ una musica oscura da atmosfere inquietanti e claustrofobiche come può capitare di leggere nelle pagine di un romanzo di Simenon o di McGrath. Sono brani da colonna sonora che esprimono il meglio nei momenti non cantati perché consentono all’ascoltatore di comporre nella propria mente le immagini e le riflessioni generate dalla musica. A volte invece i testi sono faticosi, poco spontanei e molto criptici. La ricercatezza delle parole alternata ad espressioni forti come ad esempio 'scopami la mente, fottimi la mente' (da Lobi) crea un contrasto fastidioso e stridente. L’inesatto è un disco difficile e spigoloso per un pubblico dai gusti sofisticati, che non si accontenta di ciò che viene offerto dalle radio, ma ricerca nella musica libertà espressiva, originalità e sincerità.
Track List: