Magic time<small></small>
− Soul, Jazz

Van Morrison

Magic time

2005 - Exile
10/06/2005 - di
Forse la magia di un tempo se ne è andata, è rimasta tra i solchi profondi di alcuni dischi epocali. Eppure quando si ha tra le mani un nuovo disco di Van Morrison è difficile non cercarne il fascino unico che la sua musica continua a trasmettere. Un fluido speciale che scaturisce ancora attraverso una voce che non finisce di emozionare.
Così l’orso di Belfast, dopo la parentesi in casa Bluenote, torna alla sua Exile con un disco più classico, nel quale l’impronta jazz, pur rivestendo sempre un ruolo importante, convive con le ballate che l’hanno reso celebre.
Soffia ancora con classe nel suo sax alto, canta tagliente come solo lui sa, e i musicisti impastano suoni alla perfezione. Risultato ? “Celtic New Year”, per tanti motivi, è un brano che potrebbe non sfigurare tra le sue pietre miliari. Ne ha tutte le qualità, intensità, interpretazione, una chitarra splendida, un Hammond soffice, un arrangiamento d’archi affascinante.
Ha un solo difetto: l’abbiamo già sentita mille volte. E qui sta il punto, la chiave per aprire o chiudere questo disco. Cosa possiamo ancora aspettarci da Van Morrrison? Se stiamo cercando un altro “Astral Week”, un altro “Moondance”, siamo sulla strada sbagliata. E sarebbe sbagliato anche pretenderlo.
Ora le strade, o meglio le correnti di pensiero, sono due. La pensione, alla quale in molti vorrebbero “condannare” i mostri sacri bolliti (?), oppure accettare quello che può comunque offrire un musicista tra i più influenti del Novecento, anche in questo confuso terzo millennio.
Che non vuol dire incensare sempre e comunque. Questo è un disco che chiunque ama Van Morrison, se deciderà di acquistarlo, saprà trovarne da solo pregi e difetti. Noi possiamo solo provare a scrollarci da una spalla l’amore del fan e dall’altra la severità del critico. Non ci stiamo appellando all’indulgenza, non ne ha comunque bisogno un album di Van Morrison, non almeno in questo caso.
Per certi versi può anche apparire un disco indolente, nel quale Van the Man, si limita a rifare il verso a se stesso, a tuffarsi nel suo solito mare sonoro per navigarci senza mai prendere il largo. E infatti non sta cercando di farci scoprire nuove terre, non sta rischiando approdi avventurosi, non è in cerca di onde pericolose.
E se qualcuno finisce a mare, a salvarlo ci pensa “Just Like Greta”, uno dei salvagenti al quale può aggrapparsi con rinnovata fiducia, per affrontare le sue acque ancora sporche di soul e di blues, senza più paure. A tenerlo a galla è la voce rassicurante del suo vecchio capitano e il prezioso organo di un marinaio.
Possono ancora pensare di ammutinarlo dopo che reggendo forte il timone, senza mai regalare un sorriso, incanta la ciurma con “Gypsy in My Soul”? Insomma, lui non è William Bligh e all’orizzonte non si vedono molti Fletcher Christian. E allora le vele si issano, le note di “Carry On Regardeless” le gonfiano e riportano tutti a casa. Perché Belfast è a sole poche miglia.
One more (magic) time.

Track List

  • Stranded|
  • Celtic New Year|
  • Keep Mediocrity at Bay|
  • Evening Train|
  • This Love of Mine|
  • I´m Confessin´|
  • Just Like Greta|
  • Gypsy in My Soul|
  • Lonely and Blue|
  • This Lion This Time|
  • Magic Time|
  • They Sold Me Out|
  • Carry on Regardless

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