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Rock Internazionale − Folk − Folk Rock Punk Irish music

Uncle Bard & The Dirty Bastards

Handmade!

2017 - AskMeBollix Records
07/01/2018 - di
   

Le anime perse che si sentono orfane dei Pogues, quelle anime appassionatamente coinvolte da quel suono trascinante che include gente come i mai troppo stimati Flogging Molly e raggruppa i ruggiti dei Dropkick Murphys e i temperamenti sonici di Tossers, Mahones, The Men They Couldn`t Hang, anime che sentono la nostalgia per il tiro dei Stiff Little Fingers e hanno le funzioni mnemoniche contaminate dalle fragranze tradizionali dei Dubliners, dei Moving Hearts o ammaliate dai Waterboys di Fisherman Blues, troveranno in questo disco dei nostri Uncle Bard Dirty Bastards quello che ci vuole per trasvolare verso la luna e annusare nell’aria sfoghi e fragori dalle emanazioni irlandesi.

Ci sono dischi che sanno catturarti, che afferrano il tuo entusiasmo e ti trovi a riascoltarli così spesso che saresti capace ad anticiparne ogni battito, ogni respiro, ma ogni qualvolta prendi in mano la penna per annotare appunti percepisci che le parole che vorresti estrarre dal cilindro magico appaiono così banalmente sempliciotte che l’enfasi che pareva covarti dentro sembra si sia data alla fuga disertando ogni espressività; finisce così che rimandi ogni considerazione scritta alla prossima volta e, nel frattempo, (complici anche accadimenti individuali) passa un bel po’ di tempo. Handmade! è un bel disco, è uscito qualche mese fa e provocatoriamente è lì in bella vista sulla mensola sopra lo stereo che mi sfida con la sua bella confezione in digipack e un ricco booklet con i testi; stasera forse è la sera giusta e la cosa migliore da fare è raccontare tutto, senza pudori e senza manfrine.

Gli Uncle Bard & Dirty Bastards non sono novellini: la band lombardo/varesina è in giro ormai da qualche tempo, oltre che sugli italici palchi ha saputo conquistarsi un seguito anche nelle lande oltreconfine suonando con una certa regolarità in Svizzera, Germania, Francia, Olanda, Spagna e Portogallo e qualche avventura come buskers in Irlanda e Inghilterra. Al loro attivo hanno altri tre cd: il ruspante debutto di Drinking Not Thinking (2010), l’ep Up The Bastards! (2013) e l’effervescente esuberanza di Get The Folk Out! (2014). Il gruppo è composto da Guido Domingo (vocal, acoustic guitar), Lorenzo Testa (banjo, mandolin, acoustic guitar, vocals, nonché autore della maggior parte dei brani), Luca Crespi (irish flutes, uilleann pipes, tin whistles), Stefano Ancellotti (electric guitar, back vocals), Roberto Orlando (bass), Laca Terlizzi (drums) e ospite in alcuni brani del cd c’è Luca Rapazzini al violino.

Come dichiarato nel preambolo che introduce questa mia esposizione, il loro suono è un cocktail deflagrante di hard irish folk dalle connotazioni rock, ma se li dai per assodati ti sbagli di grosso: sanno essere creativi e coinvolgenti, dinamici e sorprendenti, sanno scrivere canzoni per nulla banali e rivestirle con arrangiamenti brillanti e ciò non è certamente poco; i loro live sono trascinanti e appassionatamente coinvolgenti e la loro conoscenza della materia e della tradizione irlandese è ineccepibile.

Si parte con la title track Handmade, brano per sole voci che introduce la scattante Gipasy Geezers ed è subito festa, straripa l’energia e la vitalità innesca scintille celtic punk che danno fuoco alle polveri in un susseguirsi di dinamicità che si bagna nella tradizione, esuberanze e magnetismi che palpitano e si abbracciano in songs come la scoppiettante Too Old To Stop Now, nei flauti e nel ritmo dei tamburi forsennati di Stay Untamed!, le magie oniriche di Man Who Spoke To Earth, la straordinaria Ferryman con i Pogues nelle righe, la caratterizzante Anger con Cristy Moore nelle increspature che ritroviamo poi unirsi nei toni declamatori siglati F. Molly in Luck Of the Irish.

E’ la tradizione, l’energia, scaglie di sfrontata celebrazione irlandese che travolge freni e barriere sia che si galoppi in Plastic Paddy’s Day o si comunichi con enfasi in Flat Above My Pub. Nelle 16 tracks per oltre 62 minuti che compongono Handmade! c’è una sensazione di allegria coinvolgente, di partecipazione emotiva e venature di romanticismo, c’è un pathos potente che ti fa prigioniero e ti rimorchia e ti incoraggia a lasciar cader la corazza per farti connivente con una musica che affranca e proscioglie da scogli e pastoie che ci recintano nella quotidianità. A concludere questa ricreazione irlandese ci accarezzano suggestioni incantate con la magnifica The Town I Loved So Well a firma di Phil Coulter che paga il tributo ai Pogues e suggella uno dei miei dischi preferiti del 2017.

 PS: Dedico questa recensione alla memoria di Luciano Re, a lui questo disco sarebbe piaciuto e lo avrebbe fatto suo – so long my friend.

Track List

  • Handmade
  • Gipsy Geezers
  • Too Old To Stop Now
  • Stay Untamed
  • The Man Who Spoke To The Earth
  • The Donegal Lass / Butler of Glen Avenue / Tell me About You
  • The Ferryman
  • Anger (The Void That Stops The Wind)
  • The Clarenbridge Fair
  • The Streets Of Dublin
  • Lads From The Countryside
  • The Luck Of The Irish
  • Plastic Paddy’s Day
  • Rust
  • The Flat Above My Pub
  • The Town I Loved So Well