28/11/2011 | di Alexandra Lagorio
Ogni parola di Io ricordo con rabbia degli Ultimo Attuale Corpo Sonoro è un amo che va a conficcarsi nella coscienza, nei ricordi, nelle parole di chi ha cercato di spiegarci quello che è accaduto negli ultimi trent'anni alla nostra nazione, alle nostre generazioni di precari dei sentimenti e della memoria.
Nella forma il gruppo veronese è sicuramente qualcosa di già noto: Ferretti e Clementi nei versi incisivi e i Godspeed You! Black Emperor nei crescendo, negli intrecci di chitarre e nella batteria mai in disparte, assonanze che già erano presenti sia nel disco d'esordio Nueva York: strade e sogni (2005) sia nell'ultimo Memorie e violenze di Sant'Isabella (2009) e che qui trovano episodi più serrati e brevilinei in odore di post-punk.
Così bastano pochi brani per capire che la presa di distanza degli UACS dai "maestri" è netta: la precisione fredda e maniacale, quasi pedante, nel riportare i fatti di cronaca si incontra con un'urgenza ormai rara, la rabbia della title-track, la rabbia dell'impotenza davanti all'incomprensione e al potere, la stessa rabbia, malinconica ed empatica, che esplode dopo incalzanti riff di chitarra.
A differenza dell'album precedente in cui spiccava il singolo ispirato a Pasolini Empirismo eretico, in questo caso il livello dei brani è alto per tutta la durata del disco e i testi dimostrano di essere all'altezza sia quando vengono riportate vicende storiche sia quando i temi diventano intimi e personali.
Dall'introspettiva traccia di apertura L'impero del male si viene catapultati nei ritmi serrati di Flight data recorder e dell'inutilità della strage di Ustica per poi tornare con lo sguardo rivolto all'interno con le due ballate post-rock Della tua bocca ("E la Tua bocca, che sembra sempre avere appena mandato al Diavolo qualcuno… Non mandarlo al Diavolo; mandalo da me.") e Non ora, non qui.
Al giro di boa due dei pezzi meglio riusciti del disco: Fortapàsc, come l'omonimo film di Marco Risi su Siani ("L'etica libera la bellezza") e Undici settembre, svolgimento eccellente di un tema abusato come Victor Jara e il 1973 cileno.
Ancora il tempo per un paio di brani, di forte matrice CSI, sui bombardamenti di Beirut del 2006 prima di Tessera P2 #1816, originale cronaca dei legami tra i poteri occulti e il neo-deposto premier e in chiusura la title track, manifesto dello spirito del gruppo, Io ricordo con rabbia.
Gli UACS dimostrano che è ancora possibile usare chitarre elettriche sature, dire qualcosa di scomodo, arrivare alle interiora di chi ascolta. E fare impegno. Anche se i CCCP non ci sono più e gli anni settanta sono finiti da un pezzo.
Track List: