Le fondamenta sonore dei Two Gallants sono radicate in un terreno country-rock poco tradizionale: privo dei classici saloon e cow-boy, il paesaggio corrisponde ad una provincia americana più vicina all’oggi, grigia, rude, popolata da losche figure in camicia di flanella, camionisti dai capelli unti e masticatori di tabacco (e non solo) di incerta origine.
Non è pura immaginazione o una suggestione dettata dalla musica, perché il duo di Frisco proietta l’ascoltatore in un mondo solo parzialmente già noto, che ancora serba in sé qualche nascosto, recondito.
Questo disco potrebbe definirsi come un opera alt-country dal sapore letterario, dove la componente intellettuale, sfoggiata nella poetica dei testi, è decisamente primaria, quasi intrappolata in uno schema culturale molto europeo.
Le lezioni musicali invece provengono tutte dal folk a stelle strisce. Adam Stephens e Tyson Vogel (classe ’81) seguono con convinzione l’eredità lasciata dai maestri del rock e del country, puntando ad un rinnovamento personalistico e innovativo nel costruire un proprio stile: nelle due ballad d’apertura, “The Deader” e “Miss Meri” emerge un suono acuto ed elettrico, accompagnato da un canto ruvido, a volte costruito su un rock viscerale, altre volte su folk maneggiato dal finger-picking che è sinonimo di dinamismo e al tempo stesso di buona tecnica. La presenza dell’armonica in “The hand that hold me down” riscalda e tempra l’assetto rugoso e campagnolo dei due giovani artisti, soprattutto nei brani con assenza di ritmica in cui Vogel non è impegnato alla batteria: le ballate sono composte con la volontà di costruire canzoni molto semplici, come ci suggeriscono le strofe romantiche di “The hand that hold me down”, le quali però non stonano affatto vicino alle impennate elettriche dal suono grezzo e ruggine preferito dal gruppo.
L’album lascia spazio anche ad alcuni preamboli fatti da un rock molto più agile, guidato sempre dai tempi accelerati. Di sicuro il regalo più bello si chiama “Fly low carryon crow”, in cui la band si stringe intorno ad un brano plumbeo e struggente quanto una colonna sonora da non ritorno.
“2GS” è un album che non può passare inosservato, il duo conferma e corona il talento abbozzato prima con “What the toll tell” (2006) e poi con il recente ep “The scenery of farewell” (2007).
Track List: