Il gruppo, le ragazze e i soldi: non hanno mezze misure i Tsar, punk rock band di Los Angeles al secondo disco, nell’elencare le proprie priorità nel ruolo di rock’n’roll band. Nati a Los Angeles sul finire del ventesimo secolo, hanno pubblicato l’esordio nella città degli angeli (2000): “Band-Girls-Money” è il ritorno sulle scene ben cinque anni dopo l’omonimo debutto.
Come definirli? Qualcosa tra il punk, il rock e il pop.
Riferimenti? Dal passato Cheap Trick e T-Rex, dal presente Green Day e Blink 182, forse il gruppo a cui si avvicinano maggiormente, senza scordare un pizzico di Placebo e Mando Diao.
Un punk-rock commerciale dunque, non in senso spregiativo ma piuttosto comunicativo: è un punk soft che riesce a trovare sempre la melodia giusta, l’assolo più indicato, il ritmo perfetto senza lasciare il tempo alla noia.
Si parte alla grande: la canzone che dà il titolo al secondo disco vince con la sua furia, è orecchiabile, potente e diretta, ha un ritornello in stato di grazia e una chitarra solista che si impenna dando maggior lustro ad un sound gradevole già di per sé. La formula è vincente anche nel pezzo seguente, “Wanna Get Dead”, uno dei più vicini ai colleghi Blink 182, ed in altri pezzi del disco: “Straight”, insieme all’opener la canzone migliore di “Band-Girls-Money”, che sembra lasciare il punk-rock commerciale virando con maggiore decisione verso il primo e sfruttando con maestria gli intrecci tra chitarra ritmica e solista, mentre “Conqueror Worm”, ispirata alla poesia di Edgar Allan Poe, è più lenta del resto del disco e più vicina al sound dei Placebo di Molko.
In chiusura “You can’t always want what you get” rallenta i toni facendo il verso al capolavoro degli Stones: non è da buttare ma i pezzi più tirati sono un’altra cosa.
Il disco, senza intoppi, gira bene e scivola via liscio: sa divertire, sa far canticchiare, tiene dritte le orecchie grazie alle interpretazioni vocali di Whalen e al gran lavoro di chitarrista e bassista, rispettivamente Kern e Forget, che sanno trovarsi sempre alla perfezione. Qui non ci sono canzoni di grande qualità e ricercatezza, ci sono solo dei pezzi che vogliono intrattenere e riescono a farlo benissimo: per le college radio americane non c’è forse disco migliore di questo, ma è senza dubbio indicato pure per le feste italiane, tra una birra e l’altra.
Track List: