Dopo aver sfogato per anni tutto quello che c’era da sfogare a discapito di distorsori, svisi e quant’altro producesse noise e decibel, Tommi, pseudonimo di Tommaso Varisco, solingo cantautore di Chioggia, si è guardato dentro come fulminato da chissà cosa, ha chiuso il loud e ha scardinato le imposte contenitive del suo essere che, come ferita da rimarginare, mette all’aria a cicatrizzarne ogni nervatura scoperta.
E sottovoce nasce “This is how I feel”, un dodici tracks autoprodotto in lingua inglese, che si mette in coda lungo la nutrita trafila di quel cantautorato color seppia, del non sorriso e del tutto “va storto” che da un po’ di anni guadagna terreno ovunque (saranno gli anni bui, i soli malati o le lune a traverso), ma che volendo o nolendo, seguendone anche distrattamente la simmetria falling del corpo sonoro, può finire per piacerti tiepidamente o conquistarti passionalmente per un tot.
Pregno di quel romanticismo essenziale, scarno, tormentato, il cd di Tommi riprende le profilazioni anguste alternate e le secchezze desertiche dei drop-out di Ben Cristopher, Joseph Artur, The The, Neil Young per arrivare ad episodi con picchi elettrici che disegnano le silouettes dismorfiche italiche dei Wolfango e di Umberto Palazzo e il Santo Niente. Un acido confronto che si interseca perfettamente, e che dopo un primo passaggio traducono l’amaro in agrodolce senza mai scadere nel melenso, prestando massima attenzione a non flettere quella sottilissima linea di dolce tensione che lega il tutto.
Con la sua timbrica profonda, che ricorda il taglio naturale di Eddie Vedder, Tommi stila ballate elettriche (“Lied”, “We & all onk friends”, la tenera “Melong song” dedicata a Shannon dei Blind Melon) ), diluisce sensazioni folk-indie (“Sun & scarse”, “Behind”, “Iperborea”, “Indulgent”, “Road”), si scompone in metallurgie noise ambient (“This is how I feel”), con la stessa indolenza hobo, di chi è sicuro del fatto suo, di poter arrivare là dove in tanti provano ad incamminarsi.
La caratteristica più interessante di questo giovane veneto sta nel modo in cui è riuscito, fino adesso, a metamorfizzare il suo Io-musicista, e questo esordio solista ne è una prova, ma solo una prova; è una scelta da dove tenere duro e perfezionare, perché si è su un viatico che ha bruciato più di un giovane cantautore di belle speranze. C’è ancora qualche rammendo da ricucire e una espressione più originale e incisiva da scovare.
L’album nel suo esordio nuota bene, si fa ascoltare, ma scivola via come olio sull’acqua, che non si fa ricordare, forse per i molti epigoni che hanno saturato la scena specifica: dunque occhio a non annegare inesorabilmente nel gran mare del troppo indie-folk che gira di seconda se non terza scelta. Probabilmente un tocco di solarità scalda molto di più e può far maggiore luce alle cose che si tirano fuori dal di dentro per non incappare su ingombranti e consueti fardelli già messi in mostra da molti e molti predecessori.
Track List: