On The Scene ‘73 - KPFK Folk Scene Broadcast<small></small>
Rock Internazionale − Songwriting − folk blues jazz

Tom Waits

On The Scene ‘73 - KPFK Folk Scene Broadcast

2012 - Smokin'
29/06/2012 - di
Come una lettera persa per anni e poi ritrovata e consegnata, quando mondo e vita sono cambiati, questo live in radio ci riporta un Tom Waits giovane e quasi irriconoscibile, per confermarci la sua bravura di compositore e paroliere e restituirci il performer dei primi tempi. Il giovane Tom si presenta con lo scarno ausilio di un piano o una chitarra, a tratti con la protervia del consumato intrattenitore, altre con l’incertezza del giovane musicista e con una voce che all’epoca, confrontata con il timbro ghiaioso che lo ha reso celebre, pareva acerba, talvolta incerta nell’intonazione, quasi goffa nell’imitare talvolta un timbro negroide come invece sarebbe accaduto da Nighthawks at the Diner (1975) in poi.

Per intenderci, qui si è qualche anno e molte sigarette prima dell’ingresso del giovane Tom nel regno della raucedine e lontani un mondo dal growl espressionista delle prove mature. Il blues, ora jazzato, ora striato di folk (o addirittura country, come conferma lo stesso Waits nell’intervista) è il genere di riferimento: non c’è ancora Kurt Weil, né Captain Beefheart, l’attenzione è ancora tutta all’America delle pompe di benzina, dei nottambuli trasognati, cliché di un maledettismo compiaciuto che mischia cinismo e romanticismo in egual misura, stilizzata come in un noir. Il repertorio è quello di Closing Time (1973) e The Heart of Saturday Night (1974), l’effetto è molto simile a quello di The Early Years vol. I (1991) e II (1993).

Si comincia con una Virginia Avenue cui non manca nulla e si prosegue senza troppe sorprese fino a una Big Joe and Phantom 309 davvero molto diversa da quella che verrà immortalata nel live del 1975. Depot Depot è deboluccia, senza la sezione ritmica, I Hope I Don’t Fall in Love with You è quasi uguale a quella su disco, ma è bello sentire come la voce sul finale tenti di sostituire le note lunghe di una fisarmonica o di un organo allungando le vocali. Nella inedita Friday’s Blues la voce pare quella di un altrettanto giovane Dylan, ma senza raucedine (ascoltare per credere). Nella conclusiva Tijuana si unisce Jack Tempchin e i due stonano allegramente come marinai in permesso di sbarco.

Il mondo del Waits prima maniera, dunque, c’è tutto, le perle brillano ancora, anche se il capitano ci ha nel tempo abituati a viaggi ben più spericolati. L’intervista, che intervalla i brani, scorre tra timide gigionerie e un tenero imbarazzo.

Un disco per collezionisti, per nostalgici, per irriducibili e per curiosi. Tenendo a mente che all’epoca il meglio doveva ancora venire.

Track List

  • Virginia Avenue
  • Interview
  • San Diego Serenade
  • Interview
  • Ol’ 55
  • Interview
  • Semi Suite
  • Interview
  • Fumblin’ With The Blues
  • Interview
  • Rosie
  • Interview
  • Depot, Depot
  • Interview
  • I Hope That I Don’t Fall In Love With You
  • Interview
  • (Looking For) The Heart Of Saturday Night
  • Interview
  • Ice Cream Man
  • Interview
  • Big Joe and Phantom 309
  • Interview
  • Friday’s Blues
  • Shiver Me Timbers
  • Diamonds On My Windshield
  • Gettin’ Drunk On The Bottle
  • Tijuana (with Jack Tempchin)

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