Cirklar<small></small>
Jazz Blues Black − Jazz

Tingvall Trio

Cirklar

2017 - Skip Records / IRD
10/07/2017 - di
Ci sono uno svedese, un cubano e un tedesco. Martin Tingvall, Omar Rodriguez Calvo, Jürgen Spiegel. E fanno musica. Piano, batteria, basso. Si fanno chiamare Tingvall Trio, ad Amburgo hanno eletto il loro quartiere generale (quartiere St. Pauli, e chi conosce la città riconosce il significato della cosa) e girano nazione dopo nazione a portare il loro suono che viaggia tra il jazz e la musica strumentale che tanto può fare la fortuna di un regista cinematografico come voce di racconto del film (le loro composizioni vengono anche chiamate post-jazz, qualunque cosa questa definizione voglia dire).

In Germania hanno già ricevuto una serie di riconoscimenti formali, quali quello di “Ensamble of the year” e “Live Act of the year” all’interno dell’ormai celebre Echo Jazz indetto dalla Deutsche Phono-Akademie e sono abituali frequentatori delle prime posizioni di vendita nelle classifiche jazz tedesche e di quelle comunque dei quartieri alti nelle charts generali.

Ora con i tipi della Skip Records hanno pubblicato il loro settimo album. Lo hanno intitolato Cirklar e sono già sulla strada a suonarlo. Ad arricchire la scrittura compositiva del pianista Martin Tingvall, il gruppo ha licenziato un album di forte impatto, con l’acceleratore pigiato sul colore e il rispetto di linee armoniche emozionali, talvolta a sfiorare un romanticismo sorprendente.

Una forma se non nuova di certo fresca di espressione, con fraseggi tra gli strumenti sempre intenti più a disegnare atmosfere e descrivere stati emotivi che a ricercare il suono per il suono. Un jazz più attento ad assecondare la forma e il tono che a liberare l’estro dell’improvvisazione, se la cosa non risulta una bestemmia. Coinvolgenti e calde, le composizioni possono essere il chiavistello per entrare nel sangue di quegli ascoltatori, soprattutto tra le nuove generazioni, per cui il jazz non è altro che un termine che non si sa ancora come esattamente pronunciare.

Si va dall’approccio sensuale di Bland Molnen all’intreccio col piano distonico in primo piano di Skansk Blues, dove la lotta tra gli strumenti crea un autentico muro sonoro, dalla dolcezza emozionale di Psalm alla raffinatezza cromatica della titletrack, sempre con lo strumento di ottantotto tasti (quello con il quale l’intera partitura è stata scritta) a dettare la strada.

La musica oggi (oggi?) vive di mescolanze. Non si cerca più tanto la novità compositiva (ogni pagina è stata scritta, ogni pensiero è stato pensato, ogni parola è stata detta, ogni nota è stata suonata, sembra lo slogan dell’epoca liquida) quanto la sincera e originale reinterpretazione dell’esistente. Assimilato questo punto di partenza, il trio riesce particolarmente bene nel fondere ritmi e melodie di mondi apparentemente lontani, come quello nordico-europeo, quello latino e nord-americano. Lo swing sempre più veloce nel groove (Sijuan, un gioiellino) che prende a braccetto la malinconia pianistica accarezzata con spazzole e basso (Elis Visa, altra grande bellezza) e il medio tempo che gioca al suo interno con una ritmica via via più intensa (Karusellen), il jazz che dialoga col pop con un risultato del tutto contagioso.

Ma no che la musica non è mica morta.

Corrado Ori Tanzi

https://8thofmay.wordpress.com

Track List

  • Evighetsmaskinen
  • Bumerang
  • Vulkanen
  • Bland Molnen
  • Skansk Blues
  • Cirklar
  • Sjuan
  • Det Gröna Hotellet
  • Tidlös
  • Psalm
  • Karusellen
  • Elis Visa
  • Labyrint (Bonus Track)