22/09/2011 | di Ambrosia J. S. Imbornone
Un trio, un triangolo madido di desideri e del calore incerto di relazioni complicate, tre anime sonore: i Threesome nel loro album d’esordio compenetrano un corpo dark wave che si nutre di seduzioni elettroniche e di atmosfere oscure e instabili (v. ad es. la cristallina e maestosa Winter) e un cuore ritmico rock, denso dei bassi sotterranei e vischiosi di Francesco Alagna, con la batteria di Angelo Bordonaro intrisa di fascinosi modelli anglofoni, persino vicini alle ombre notturne del Bristol sound, che riecheggiano talvolta anche nel cantato magnetico di Melissa Campisi.
Ed infine vi immergono un’anima pop, materiata di chiarori di piano e melodie vocali altrettanto dischiuse alle luce: si ascolti in questo senso la ballad elettrica Dark Lady, con chitarre sensuali e dolenti, o la title-track, che canta una persistenza spirituale e carnale, come un fantasma che si agita ancora a fondo nel sangue, che una nuova relazione epidermica non può scalzare. Anche i momenti maggiormente venati di pop però restano gravidi di palpabili tensioni quasi gothic e pregni di una vellutata classe da female songwriting anglofono.
Più identità sonore fuse in un unicum interessante, più volti sfigurati o segnati da un trucco al contempo scuro e luminescente: il terzetto siculo, milanese d’adozione e di nascita musicale, nell’artwork progettato da Mattia Galione e Massimiliano Meregalli (laureati all’Accademia di Brera che curano l’immagine grafica e web della band, autori anche del video "fisico", tutto carne e materia, di Back and Forth) incarna corpi che si disintegrano, si torcono verso il passato o il futuro, oppure sono invasi da una luce bianca.
Analogamente i brani si muovono tra sogni in dissolvenza, luci e rumori, alter ego, tempi che lacerano e dividono, snodi di occasioni perse e ricordi che continuano a scorrere sotto pelle. Elegante risulta in particolare Fade Out Image, tra synths fragili, sontuosi archi sintetici e un’interpretazione di grande intensità, che sembra guardare ad un modello come Siouxsie Sioux.
Le nove canzoni del disco assommano i demoni dell’alt-rock britannico, i guizzi della sperimentazione e angeliche malinconie pop (v. anche i dubbi-spilli tra i synths di Circle); sono dure e pure nella loro essenza rock, ma anche morbidamente torbide ed inquiete. E il loro lato oscuro, già vestito di suoni di buona maturità e cura, nonché di efficacia carezzevole come una coperta di brividi bui, anche quando è in perfetto equilibrio con l’appeal più melodico (ad es. in Surrounding o nell’ottimo singolo Back and Forth), ci piace molto. Avanti così.
Track List: