02/12/2005 | di Christian Verzeletti
Constatiamo che ultimamente anche la Svezia, come buon parte del Nord Europa, sta regolarmente proponendo cantautori in grado di imporsi all’attenzione degli appassionati di musica come musicisti di buon livello.
Tra questi Thomas Denver, che già sulle pagine di Mescalina abbiamo avuto modo di presentare ampiamente in occasione del suo esordio, “Hope to her”, è arrivato al secondo disco.
“Barely touching it” è uscito sempre per la Kite Recordings, e, pur mantenendosi in linea con il folk-rock di matrice americana, segna un passo avanti: non un balzo, ma un avanzamento discreto come nel carattere e nella musica di questo giovane.
Ad accompagnare Thomas ci sono sempre i The September Sunrise, ma il suono è sensibilmente mutato: la band si fa solo sfiorare dai languori country e folk che avevano dato forma ai pezzi di “Hope to her” e suona sottilmente più elettrica. I punti di riferimento non sono cambiati, è l’autore ad essere cresciuto, ad aver maturato convinzione, ad aver intuito la via per un’interpretazione propria.
Grazie all’esperienza acquisita su palchi americani ed europei (ne trovate una piccola prova nel dvd “Take root”, dove compare tra gli altri in comagnia di Giant Sand e Cowboy Junkies) Denver sta strutturando un suono suo. Gli arrangiamenti sono meno acustici, più chitarre elettriche e più organo, senza invadere i pezzi, dosando ogni intervento proprio come fa il suo canto.
Il titolo del disco è una dichiarazione di quello sfiorare che si concretizza in ogni pezzo: Denver ha la capacità di suonare intimista senza indulgere eccessivamente. Riesce a sollevare le sue canzoni con un filo di soul, accompagnato da qualche backing vocals.
Gli esempi migliori vengono da “Dance floor borders” e “Good night”, nella prima grazie agli interventi di Nina Kinert e nella seconda sublimando la melodia come in una preghiera.
Tutto il disco è comunque punteggiato di un esile gospel che trova un bilanciamento perfetto in “Working star”, mentre altrove vive di particolari, come i piatti posti sotto a “Don’t cry” o i risvolti della voce in “Silver boy” e in “Eyes of blue”. Oltre alla steel qua e là portano il loro contributo il glockenspiel, la fisarmonica e soprattutto le backing vocals ad opera di Nina Kinert.
Con “Barely touching it” Thomas Denver dimostra di poter progredire nell’arte di tessere canzoni.
Track List: