The National - High Violet

The National

High Violet

2010 - 4AD

16/06/2010  |  di Vito Sartor

Un altro ritorno atteso per questo 2010. La band in questione non ha bisogno di presentazione, il successo del loro precedente lavoro (Boxer – 2007) gli ha portati a farsi conoscere un po' in tutti gli ambiti di ascolto; il supporto ad Obama per la corsa alla Casa Bianca, un tour infinito in tutto il Mondo, l'originalità con cui la band di Cincinnati ha reinterpretato a proprio modo la musica americana, rendono a questa realtà il merito del successo. The National, con questo nuovo High Violet, non si smentiscono affatto, un pozzo di idee melodiche continuamente innovate senza sfarzi, compilano un disco tra l'aggancio sonoro con il precedente lavoro ('Anyone’s Ghost'), molto più immediato e legato a doppio filo apparente alla new-wave ('Conversation 16'), per scoprire, e perché no, sperimentare, qualcosa di nuovo: il loro sound, che parte da un principio di colori oscuri, caratterizzati dalla voce cavernosa di Matt Berninger è solo il pretesto per avvicinare in realtà una musica di ampio respiro. Durante i loro live si notava, rispetto al disco, la presenza di elementi strumentali legati rock a stelle e strisce, il suono era più aperto rispetto a quello che si era sentito su album, ed ecco che in High Violet si insegue questo piccolo dettaglio rinchiuso in ballate profonde in cui il leader cantante si abbandona ad aperture vocali ('Terrible Love') davvero interessante ed inusuali per il suono a cui ci avevano abituati ad ascoltare. Le evoluzioni strumentali nell’album sono tante e numerose, e di certo non si scoprono al primo ascolto, ma i cambiamenti elaborati in maniera percettiva nelle canzoni convergono sempre in quel suono morbido, quella ritmica moderna e alternativa, quei sonori elettronici di ampio respiro unito ad un coro di voci in simbiosi come ci spiegano molte parentesi pop. Anche in questo lavoro non sono mancate le vere perle luccicanti come il pop-rock devastante e ritmico di 'Bloodbuzz Ohio', la purezza folk acustica di 'Runaway', la piano ballad orchestrale di 'England' (un capolavoro nel gioco di arrangiamenti). Come poc'anzi detto le evoluzioni melodiche sono arricchite da suoni elaborati, tra tastiere e arrangiamenti orchestrali, come succede in 'Little Faith': tali progressioni avvengono sempre in maniera oscillante, tagliente e morbida, riprendendo i temi concettuali, sia a livello di liriche sempre legati a stati d'animo, emo-zioni, che a passioni ed illusioni umane, in cui la struttura canzoniera è ben udibile; come avviene nella splendida 'Afraid Of Anyone'. Una musica ancora più traversale ed elegante quella dei National, un disco davvero godibile e poco scontato nonostante i marchi illegittimi a cui la critica ufficiale ci ha abituato ad associare il loro nome. Una cosa è certa High Violet, seppur inferiore a certi lavori realizzati in passato dalla band, è un grande disco.


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Track List:

  • Terrible Love
  • Sorrow
  • Anyone’s Ghost
  • Little Faith
  • Afraid Of Anyone
  • Bloodbuzz Ohio
  • Lemonworld
  • Runaway
  • Conversation 16
  • England
  • Vanderlyle Crybaby Geeks

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