50 Songs Memoir
Americana − Songwriting

The Magnetic Fields

50 Songs Memoir

2017 - Nonesuch
31/03/2017 - di
Stephin Merritt ha di nuovo fatto le cose in grande ma non è una novità per lui. Autore fra i più originali e geniali degli ultimi anni, si può tranquillamente mettere insieme a tutta una serie di prolifici artisti che sono soliti pubblicare regolarmente album a proprio nome o tramite progetti paralleli. Stiamo parlando dei vari Robert Pollard (Guided by Voices), Ty Segall, Bonnie Prince Billy, Wayne County (Flaming Lips) e gli stessi Stephen Malkmus (Pavement)e Phil Elverum (Microphones/Mount Eerie), tutti geniali personaggi del nuovo e vecchio millennio.
Stephin Merritt all`inizio degli anni novanta ha messo in piedi la sua bizzarra creatura chiamandola Magnetic Fields, proprio come il geniale romanzo surrealista di Andrè Breton e Philippe Soupalt (1920).

Dopo 5 dischi che possiamo anche definire di riscaldamento, sia pure ricchi di episodi notevoli ha raggiunto il suo zenith artistico con l`incredibile 69 Love Songs (1999), tre cd per quasi 3 ore di durata, opera di livello altissimo e sigillo perfetto per chiudere il vecchio millennio.

Sono seguiti altri album apparentemente "normali" per un grande come Merritt ma la lunga pausa di ben 5 anni dal disco del 2012, Love at the Bottom of the Sea, faceva presagire a chi lo conosce bene un ritorno con i fuochi d`artificio.

Questo ennesimo monumentale lavoro, 50 Songs Memoir è una nuova incredibile dimostrazione del genio folle di uno degli artisti indipendenti più ricchi di talento che abbiamo ascoltato in tempi recenti.
Uno che può raccontare di aver diviso il palco con Elliott Smith, correva il 1995 e che in quel momento non era noto (si fa per dire) come il grande e sfortunato songwriter di Portland.

Il contenuto di questo box ce lo spiega lo stesso musicista newyorchese "Sono Stephin Merritt e questa è la mia autobiografia in 50 canzoni, una per ogni anno della mia vita". E quindi, anche se lui non ha mai voluto rendere nota a nessuno la vera data di nascita, si presume che sono proprio 50 le primavere che ha già trascorso questo figlio d`arte, il padre essendo il folksinger Scott Fagan.

Guardi le sue foto in rete, quella barba da vecchio pensionato, dimostra molto più dei suoi 50 anni effettivi, mai penseresti che sotto quello sguardo triste e malinconico si nasconde un genio musicale, uno dei pochi delle ultime stagioni in musica. Merritt ammette "di essere ipernostalgico in termine di gusti musicali e di non esserlo affatto riguardo alla sua vita personale". Abbandonato presto dal padre è stato costretto a girovagare l`America con la madre, vivendo in comuni, toccando Boston, New York, il Vermont fino addirittura alle Hawaii.

50 Songs Memoir si presenta in due belle versioni, corredato da un ricco booklet di ben 100 pagine (con intervista annessa !) in vinile e cd entrambe rigorosamente divise in 5 dischi, ciascuno contenente 10 canzoni per mezz`ora di durata, con solo 1 pezzo su 50 totali che supera i 4 minuti (!). Insomma sono due ore e mezzo di musica che si potevano stipare tranquillamente in 2 cd ma che volutamente sono stati ripartiti in decenni, giusto per chiarire le intenzioni dell`autore.

50 canzoni, sia pure molto brevi, sono una enormità, necessiterebbero di numerosi ascolti per essere apprezzate appieno anche se ad onor del vero Stephen Merritt non ha mai composto songs particolarmente cervellotiche in carriera e non fanno eccezione neppure queste che in gran parte entrano in testa già dopo pochi giri nel lettore.

Nel primo volume spicca la dedica proprio alla madre Alix, che ha disegnato il bell`artwork dell`album, con My mama` ain`t oltre a They`re Killing Children Over there, curioso racconto di quando la stessa mamma trascinò (bontà sua) a vedere i Jefferson Airplane il piccoletto alla tenera età di 5 anni. Davvero belle anche Judy Garland, I think`ll mate e It could have Been Paradise dove si parla esplicitamente di strani funghi magici.
Non tutto è oro purissimo in questa opera colossale, già nel disco 2 abbiamo qualche caduta di tono, in particolare nelle tracce più vicine al techno pop se non proprio electro pop (How To Play The Synthesizer, Foxx and I, Danceteria) terreno già battuto da  Stephin ma dove risulta meno convincente.
Altrove lo troviamo a cantare come il Syd Barrett più stralunato in
The Blizzard of 78 o a giocare a fare l`imitazione del Lou Reed mid-seventies in Rock`n roll will Ruin Your Life.

Nel volume numero 3 Merritt rialza la testa e ci regala songs magnifiche come How I Failed Ethics, At The Pyramid, The 1989 Musical Marching Zoo e Weird Diseases che definire psichedeliche non sembra essere una blasfemia. E ancora tracce di Syd Barrett nella irresistibile Me and Fred and Dave and Ted.
Il disco 4 invece è, se possibile, ancora più bello o quantomeno sugli stessi altissimi livelli visto che qui emerge in tutta la sua eleganza il tono baritonale di Merritt, quelle ballads da Chamber Pop che hanno fatto spesso la differenza. E così come restare indifferenti di fronte a songs bellissime come Fathers in the clouds, Ghosts of the Marathon Dancers, Have you Seen it in the Snow, Be True to your Bar, Cold Blooded man e qui l`unica cosa logica è inchinarsi di fronte alla grandezza di Mr. Magnetic Fields.
Siamo ormai alla conclusione, il quinto e ultimo volume ci offre tracce devianti come Quotes e 20.000 Leagues under the Sea, tutta roba che solo il Matt Johnson pre The The avrebbe potuto regalarci, altre ballate malinconiche e struggenti come In the Snow White Cottages, Till you Back to Me e Big enough for Both of Us, con quest`ultima che è forse l`apice di questo disco finale.

Merritt non ha suonato tutto il disco da solo ed ha con sè validissimi collaboratori però è davvero impressionante l`elenco degli strumenti da lui suonati, un centinaio circa e citati scrupolosamente uno per uno nel libretto del disco. Manie di grandezza? Forse, ma uno che ha realizzato due volte album di questa durata ma soprattutto di questa portata artistica se lo può permettere.
Come lui stesso racconta ha iniziato giovanissimo a maneggiare strumenti, iniziò con il flauto, seguito dalle solite lezioni di piano a 7 anni, a seguire l`immancabile chitarra per poi sbizzarrirsi con qualsiasi cosa potesse essere riconducibile ad uno strumento con l`ukulele in primis che poi è diventato uno dei suoi preferiti in assoluto visto che ne ha collezionati a decine.

Quando ci siederemo a raccontare il nuovo millennio in musica sarà impossibile non fare riferimento a questo 50 Songs Memoir che certamente ritroveremo in tutte (?!?)le Top Ten del 2017. E` incontestabile che pochi artisti in questo momento abbiano le capacità e il coraggio di pubblicare un lavoro di tale portata e con la medesima stellare qualità sonora di questi 150 minuti.
Hats off to Stephin Merritt.

 

Track List

  • Disco 1:
  • Wonder Where I`m From
  • Come Back as a Cockroach
  • A Cat Called Dionysus
  • Judy Garland
  • They`re Killing Children Over There
  • I Think I`ll Make Another World
  • Eye Contact
  • It Could Have Been Paradise
  • No
  • My Mama Ain`t
  • Disco 2:
  • Hustle 76
  • Life Ain`t All Bad
  • The Blizzard of ’78
  • Rock`n`Roll Will Ruin Your Life
  • London by Jetpack
  • How to Play the Synthesizer
  • Happy Beeping
  • Foxx and I
  • Danceteria!
  • Why I Am Not a Teenager
  • Disco 3:
  • How I Failed Ethics
  • At the Pyramid
  • Ethan Frome
  • The 1989 Musical Marching Zoo
  • Dreaming in Tetris
  • The Day I Finally...
  • Weird Diseases
  • Me and Fred and Dave and Ted
  • Haven`t Got a Penny
  • A Serious Mistake
  • Disco 4:
  • I`m Sad!
  • Eurodisco Trio
  • Lovers` Lies
  • Fathers in the Clouds
  • Ghosts of the Marathon Dancers
  • Have You Seen It in the Snow?
  • Be True to Your Bar
  • The Ex and I
  • Cold-Blooded Man
  • Never Again
  • Disco 5:
  • Quotes
  • In the Snow White Cottages
  • Surfin
  • Till You Come Back to Me
  • 20,000 Leagues Under the Sea
  • Stupid Tears
  • You Can Never Go Back to New York
  • Big Enough for Both of Us
  • I Wish I Had Pictures
  • Somebody`s Fetish