Non ci hanno messo molto a riunirsi i Black Crowes: è ancora da provare se il ritorno sia dovuto al calcolo, alla convenienza o all’impeto che ha spinto i fratelli Robinson a creare e poi distruggere una delle band più rock degli anni ’90.
Dopo un ottima prova live, immortalata nel dvd “Freak’n’roll into the fog”, hanno pubblicato questo “Lost Crowes”, che recupera materiale d’archivio. Si tratta di due dischi (remixati e rimasterizzati) che erano andati perduti tra le menate della band e quelle delle case discografiche: il primo, “Tall”, risale al 1993 e avrebbe dovuto essere il seguito di “The Southern Harmony and Musical Companion”, mentre il secondo, “Band” al 1997, periodo “Three snakes and one charm”.
In attesa di un nuovo album che sembra ormai d’imminente uscita in questo 2007, abbiamo incluso i Black Crowes nel nostro speciale sulle reunion “Minestroni e surgelati” proprio per merito e demerito di questo doppio album.
Per quanto il materiale qua contenuto sia infatti di valore, il giudizio sulla band rimane sospeso: i Black Crowes devono ancora dimostrare di essere tornati davvero e lo devono fare con un disco all’altezza.
Certo, questi due cd sono dei bei colpi, ma da soli non bastano, anche perché le ultime prove in studio della band prima dello scioglimento avevano rivelato qualche appannamento.
Se poi si pensa che “Tall” contiene parecchi pezzi finiti su “Amorica”, l’ultimo grande album dei Corvi, viene da pensare che questo doppio sia da prendere come un riempitivo o uno stuzzichino nell’attesa del vero ritorno.
Messi insieme “Tall” e “Band” costituiscono un bigino del suono della band, che già a sua volta è un bigino del rock, soprattutto di quelo anni ’70.
Singolarmente si fa preferire “Tall”, anche se come detto le canzoni migliori già le conoscevamo da “Amorica”, mentre lo strumentale acustico “Sunday Buttermilk Waltz” lo avevamo trovato su “Freak’n’roll into the fog”. Più ruvidi rispetto alla versione ufficiale, i pezzi fanno il loro grande effetto mettendo a nudo la naturale scorza rock dei Black Crowes.
Dal canto suo “Band” presenta qualche sfumatura più roots con steel, fiddle, fiati e mandolino a fare da contrappunto, ma anche qua la band suona in tensione, spinta da un’energia nervosa e irrefrenabile, forse la stessa che ha portato poi alla scissione dei fratelli Robinson e che li ha costretti ora ad un secondo tentativo.
Certo è che i due dischetti avrebbero meritato una confezione e un booklet migliori e forse avrebbero avuto più senso se pubblicati nel caso i Black Crowes si fossero davvero perduti. Ora che stanno per farsi ritrovare, “Lost Crowes” suona come un tentativo di far crescere l’attesa nei fans. Tentativo in parte riuscito.