Thalia Zedek - Trust not those in whom without some touch of madness

Thalia Zedek

Trust not those in whom without some touch of madness

2004 - Thrill Jockey Records

20/10/2004  |  di Christian Verzeletti

C’è stato un ep tra questo nuovo disco di Thalia Zedek e il precedente “Been here and gone”: roba da poco si direbbe, solo sei canzoni di cui per di più due erano delle cover, una però alquanto significativa essendo “You’re a big girl now” di Bob Dylan.
Certo, non si può dire che Thalia Zedek sia maturata o sia cresciuta adesso, come se anni di militanza e di bands portanti nell’undergorund americano contassero meno o addirittura poco. Però, ascoltando questo “Trust Not Those in Whom Without Some Touch of Madness”, l’impressione è proprio quella di una “big girl”, che, attenzione, non è una di quelle etichette che piacciono alla stampa di grido, ma due semplici parole che indicano lo spessore interiore di una persona, in questo caso della sua musica.
Mentre le canzoni di “Been here and gone” avevano il fascino di un lento incantesimo, queste sono inesorabilmente solide, ferme a fissare un paesaggio crudele nella sua realtà. La Zedek ha acquisito una maggior consapevolezza della propria carriera solista, del proprio suono e del proprio trio, tanto che ormai non ha più bisogno di mettere in scaletta alcuna cover.
Bastano dieci pezzi e un suono ostico, in cui la nostalgia sale luttuosa e inesorabile: “do not weep for the sailor / who won’t prostrate before a storm / that he knew had been foretold”, sono storie di uomini che scelgono di affrontare il proprio destino, coscienti e impotenti di fronte allo sconvolgimento che esso porterà.
Forse per questo stavolta non compare la chitarra di Chris Brokaw e gli arrangiamenti si sono fatti più scarni, più amari: salgono inevitabili arrivando anche a distorcersi come in “Island song” e in “Hell is in hello”. Solo voce, chitarra, batteria, viola e poco altro: ad un primo ascolto sembrerebbe un disco monotono, incupito, ma poco alla volta tra le sue pieghe rivela rivoli di una triste poesia. C’è sempre qualcosa di glorioso che si nasconde nelle canzoni di Thalia Zedek, come uno stormo di rondini che si alza in volo su un cielo ancora plumbeo: lo sentite nelle note del piano soprattutto di “Bus stop” o nella fredda melodia di “Virginia”.
Gli angeli rimangono distanti, ignorati, rannicchiati in cielo, “non riescono a sentire ciò che diciamo / ascoltano solo ciò che cantiamo / ciò che preghiamo” e allora tutti i personaggi del disco finiscono per consegnarsi al loro fato, come un Ulisse che riparte stoicamente per il proprio viaggio piuttosto che fermarsi nella sua Itaca.
“Trust Not Those in Whom Without Some Touch of Madness” non lascia molta scelta o possibilità di interpretazione, piuttosto la Zedek obbliga a seguire il suo sguardo, fisso su una realtà straniata, immobile come gli oggetti che compongono la copertina dell’album.
L’unico antidoto è quel briciolo di pazzia indicato dal titolo, che è comunuque un buon consiglio per la vita e Thalia Zedek lo sa bene, ora che è una “big girl”.


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Track List:

  • Ship|
  • Sailor|
  • Evil Hand|
  • Since Then|
  • Angels|
  • Bus Stop|
  • Brother|
  • Bone|
  • Island Song|
  • Virginia|
  • Hell Is In Hello

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