Thalia Zedek - Liars and prayers

Thalia Zedek

Liars and prayers

2008 - Thrill Jockey

19/06/2008  |  di Christian Verzeletti

È andata crescendo Thalia Zedek, lo dicevamo già in occasione del precedente “Trust not those in whom without some touch of madness” (2004). Il suono aspro, che in quel disco si era ispessito, è salito nuovamente di tono compattandosi ancor di più attorno ad una scrittura carica di rancore, di rabbia, lontana da qualunque pietismo.
Non a caso “Liars and prayers” è accreditato alla Thalia Zedek Band, proprio per sottolineare l’apporto di un gruppo perfetto nel costruire un mondo sonoro consono alla voce, tanto ruvida quanto solida, di questa signora di Washington. Basta prestare attenzione alle parti di batteria (Daniel Coughlin), fondamentali nei crescendi più duri, o agli interventi della viola (David Michael Curry), essenziale nel delineare i momenti più lirici e sofferti.
L’iniziale “Next exit” è un’ottima apertura, che dà subito idea del mood e del tiro di tutto il disco: il pezzo avanza su una marcia scandita a forza con colpi che fanno tremare l’obiettivo.
Non perde mai la presa Thalia Zedek, neanche nei passaggi più melodici, riuscendo ad alternare il bianco e il nero, il buio e la luce, con al massimo qualche cono d’ombra, qualche zona grigia a creare sospesi.
Splendide sono “Do you remember” e “We don’t go”, la prima con dei tagli di luce ed un’autorità dotata di un passo (“And I was walkin’ …”) che procede senza esitare di fronte ai propri fantasmi.
Thalia Zedek possiede l’epica amara dei Dirty Three e il soffio profondo di Leonard Cohen (“Green and blue”), ma soprattutto ha un suo spirito che si inerpica su una materia affatto malleabile. Le sue sono, per così dire, “ballate” che hanno qualcosa da recriminare, da rivendicare, come la cavalcata di oltre sei minuti di “Body memory” oppure la cupa “Circa the end”.
Tra un filo di tromba, una viola che si fa anche distorta e stacchi che lasciano con la sensazione drammatica di qualcosa che è andato sprecato, il disco guarda in faccia i troppi “liars and prayers” in circolazione: non si fanno nomi, ma i testi interrogano chiaramente quanti diffondono nefandezze (da Bush in giù).
Doverosa e poderosa è la conclusione con una “Begin to exhume”, che è un punto esclamativo scritto in modo possente su una scaletta senza un solo momento di calo.
“Liars and prayers” è un lavoro di una tensione esemplare: si attacca alla pelle e brucia come calce viva.


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Track List:

  • Next Exit|
  • Lower Allston|
  • Do You Remember|
  • We Don’t Go|
  • Body Memory|
  • Wind|
  • Circa The End|
  • Come Undone|
  • Green And Blue|
  • Stars|
  • Begin To Exhume

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