08/04/2005 | di Maurizio Pratelli
È ancora possibile mescolare con originalità sonorità e influenze che spaziano dalla patchanka al folk, dall’etnico al gitano, provando a far convivere, ancora una volta, lingua italiana e lingua spagnola? I Tamales De Chipil, gruppo toscano qui all’esordio, provano a dare una risposta concreta attraverso undici brani intensi, maturati attraverso una lunga militanza sui palchi di mezza Italia.
Se da una parte è indiscutibile l’energia di cui si cibano le canzoni, l’intensità sonora che le trasporta, dall’altra il senso di già sentito è una costante che pervade tutto l’album. A non convincere del tutto è soprattutto un sound ricco di fiati, percussioni e tutto quanto necessita ad un’opera di questo tipo, che a tratti suona ridondante.
Poi c’è la somiglianza, a tratti imbarazzante, con i cugini Bandabardò. Proprio nei brani in italiano, sia per come appoggia e trascina la voce sugli strumenti, Antonio Adamo Lauria, sembra un clone (innamorato) del grande Erriquez. Basterebbe ascoltare “C’è il sole” per non avere più dubbi.
Dove i Bandabardò virano verso la Francia, i Tamalies De Chipil (che per la cronaca culinaria è un piatto a base di mais cotto a vapore in una foglia di banano, insaporita da una spezia, il chipil appunto), volano invece verso l’amato Messico, terra alla quale “rubano” “Llorona”, un brano tradizionale riproposto con qualche adattamento.
Il disco è suonato bene, non mancano ad esempio felici spunti chitarristici, ma sembra rimanere intrappolato in una ragnatela sonora che non risolve il continuo conflitto linguistico, nel quale rimangono intrappolate anche le buone liriche.
Troppo Messico nel sangue ? Forse, o più semplicemente servirà un altro disco per mettere a fuoco un cammino artistico più personale.
Con il simbolo dei gitani in copertina e la stessa vocazione per il ballo, lo sbocco finale del mare sonoro dei Tamales non può che essere, ancora una volta, il palco. Come un’onda si placa solo quando arriva alla spiaggia, le canzoni dei Tamales finiscono solo quando incontrano il loro pubblico.
Il “bambino” è nato, traducendo il titolo dell’album in lingua rom, ed ora è in viaggio con una carovana gitana che strizza l’occhio al Sud America e alla musica popolare italiana. Con lui, per ora, potete ballare e sognare. Poi crescerà.
Track List: