12/12/2007 | di Christian Verzeletti
Di “strani nomi e nuove sensazioni” non ce ne sono molti in questo ultimo disco di Steve Forbert.
Che questo fine songwriter fosse ormai entrato nella sua fase calante, lo si era capito da tempo e non ne avevano certo risollevato le sorti gli ultimi dischi in studio, inframezzati da una sfilza di live più o meno ufficiali, da qualche raccolta e da un omaggio trascurabile a Jimmie Rodgers.
Bisogna andare indietro di una abbondante decina d’anni, ai tempi di quel “Rocking horse head” per altro realizzato coi Wilco, per trovare l’ultimo album degno di nota del buon Steve. Da allora solo lavori dignitosi, ma sporadici, quasi che quel chitarrista, che tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80 aveva saputo attraversare in punta di corde le strade di New York, avesse smarrito definitivamente il suo passo e si limitasse a qualche uscita saltuaria.
Certo, Forbert non è mai stato un esempio di continuità – basti ricordare il periodo di pausa prima di “Streets of this town” -, ma i suoi dischi hanno sempre mantenuto un nerbo delicato (“Mission of the crossroad palms” e “Evergreen boy” erano accettabili), forti di una scrittura, di una voce e di una mano sullo strumento superiori alla media.
A maggior ragione delude questo “Strange names & new sensations”, nonostante la partecipazione di alcuni compagni di vecchia data e di sicuro valore, tra cui Garry Tallent, bassista della E Street Band, che in più di un’occasione ha dato una mano all’amico Steve.
Tutta la scaletta zoppica vistosamente e, a voler essere buoni, ha l’effetto di una raccolta di serenate delle più scontate. Il romanticismo, fine però a sé stesso, pare essere l’unica caratteristica rimasta in dote a Forbert: la scrittura si è infatti adagiata su toni malinconici e sentimentali che producono canzoni deboli.
A parte l’iniziale “Middle age”, che affronta la crisi della mezza età girando sui fiati, e una “My seaside brown-eyed girl”, che rimastica pezzi già sentiti, gli arrangiamenti non aggiungono nulla, anzi, spesso abbassano ulteriormente il livello, come succede a più riprese con le synth keys, (“Simply spalding gray”, “Man, I miss that girl”), con gli stacchetti di “I will sing your praise” e con la trovata delle “exploxions” in “The Baghdad dream”.
Conscio di tanta debolezza, Forbert ha tentato di salvare il disco andando a recuperare un suo vecchio successo: la mossa (disperata) non ha sortito grande effetto, anche perché il danno era ormai fatto. Ascoltare oggi “Romeo´s tune” serve solo a ricordare un’epica romantica passata.
Allo stesso modo ascoltare “Strange names & new sensations” serve solo a rimpiangere quel songwriter che fu Steve Forbert.
Track List: