Stereokimono - Ki

Stereokimono

Ki

2000 - IRIDEA RECORDS

Emergenti

23/07/2002  |  di Christian Verzeletti

Il progressive in Italia ha sempre occupato una posizione defilata, anche nel suo periodo migliore, quegli anni ´70, in cui gruppi storici come PFM, Area, Banco del Mutuo Soccorso e Le Orme (solo per citare i più noti), diedero il meglio di sé.. Eppure questo genere è stato ed è ancora portatore di fermento, sia per la dose di tecnica che richiede, sia per quel senso di ricerca, di significato che obbliga ad applicare ad ogni suono. Suonare progressive è avere un´idea di musica da portare avanti, da sviluppare e crescere, come fosse un corpo.
Gli Stereokimono meritano di chiamarsi progressive, proprio per il coraggio e per le trame sonore con cui si stanno costruendo, a partire da una serie di demo e dal loro album d´esordio, "Ki".
Loro si definiscono, forse neanche tanto scherzosamente, "rock psicofonico obliquo", e già emerge quel carattere di diversità che accomuna la maggior parte dei gruppi progressive, quasi fossero degli intellettuali del rock.
Ma "Ki" è un disco che, pur suonando molto più elaborato della media, non ha nulla di pretenzioso; non è per niente facile, questo sì, ma, come dice il titolo di una sua canzone, "per vederlo devi chiudere gli occhi". Insomma, basta saper ascoltare e questi brani vi distoglieranno dagli schemi fissi a cui troppo spesso la canzone rock ormai si adegua. Otto brani, prevalentemente strumentali, colmi di tempi dispari, di sincopi, di effetti elettronici e di qualche suite. Una musica che prende continuamente direzioni diverse da quelle annunciate nelle sue stesse singole introduzioni: l´iniziale "Eh! Ah!" ricorda i King Crimson di "Red", pur se con una ritmica più lineare, ma poi ci sono anche composizioni arabeggianti come "Istanbul di giorno", splendidamente ipnotica. O "Per vederlo devi chiudere gli occhi", oltre otto minuti costituiti essenzialmente di quattro parti tra echi iniziali, passaggi hard rock, scale quasi fusion e sciacquii elettronici. Oppure ancora un breve intermezzo al pianoforte accompagnato dai cigolii di uno sgabello. Volendo associare un´immagine alla musica degli Stereokimono, è come trovarsi di fronte a una serie di diramazioni che possono destare reazioni contrastanti: alcuni potrebbero rimanere affascinati da questo labirinto in cui bisogna continuamente scovare nuovi passaggi, altri potrebbero perdercisi fino alla noia e all´abbandono. Eppure la varietà di "Ki" è tale che induce a continui stimolanti ascolti, a una serie di "progressive" (!) esperienze sensoriali, in cui ci si può orientare a seconda della propria indole: certi passaggi delle tastiere suonano quasi fossero gothic rock, mentre la conclusiva "Il nulla respira" avanza come una via di mezzo tra i Phish e alcuni giri dei Beatles ("Strawberry fields"). Ma qui entriamo in un campo di sensazioni soggettive, altamente discutibile: è comunque la prova di ciò di cui sono capaci gli Stereokimono con la loro musica.


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