Stefano Cantini è un sassofonista toscano con alle spalle collaborazioni di vertice nel mondo del jazz quali Dave Holland, Kenny Wheeler, Michael Petrucciani, Chet Baker e numerosi altri; artista dalla vita riservata, apprezzato dai suoi conterranei e dai musicisti di settore senza mai aver sfondato commercialmente. La sua produzione discografica è limitata ma di qualità; consigliamo di andare a recuperare il suo 'L’amico nel vento' con Rita Marcotulli e un ensemble d’archi, notevole per la capacità di fusione con spunti classici. La caratteristica della sua musica è proprio l’essere un qualcosa al di là delle barriere del genere; chiaramente di matrice jazz, soprattutto per il senso dell’improvvisazione e delle cadenze, offre tuttavia notevoli escursioni nell’ambito pop, rock e classico. La melodia ha un ruolo fondamentale e i brani hanno sempre un tema, una linea che ne determina la personalità ; in questo senso la title track è esemplificativa, anche se non esaustiva; inizia con un motivo che ricorda 'Gli uomini non cambiano' di Mia Martini , col quale regge la prima parte del brano in avvicendamento e in contrappunto col piano, per poi avviare dei chorus riservati all’improvvisazione. Il suo timbro migliore è certamente quello del sax soprano, che usa con calore e con tensione mantenendo un rigoroso equilibrio con la melodia. Il combo che lo accompagna è stellare; Bosso alla tromba, Ciammarughi al pianoforte, Benita al basso e Roche alla batteria, nomi di derivazione diversa che si fondono in modo perfetto come evidente in 'Il corpo delle donne', con una tromba che quasi parla col sax mentre la batteria assume toni da percussioni rendendo il motivo molto caldo, quasi suadente, in contrasto con le delicate bizzarrie dei solisti. I riferimenti al repertorio 'leggero' ci sono con 'Blowin’ in the wind' e 'Angela' di Tenco, resi con delicatezza ed empatia ma pure con personalità propria; 'The new?', pur essendo un brano autografo, ci riporta un po’ allo Sting di 'Moon Over Bourbon Street' con un estetica notturna, da uomo in frack alla Modugno sottolineata dalla tromba e ravvivata dalle impro del sax e del piano. 'Miecko' ha invece un doppio volto con piano quasi classico ed un prosieguo lunare, alla Rava, grazie alla tromba di Bosso. Le strutture dei brani sono piuttosto omogenee: tema presentato inizialmente, chorus di improvvisazioni e variazioni con alternanze tra solisti e ripresa finale. Una via di mezzo tra sonata e variazioni sul tema con le varie sezioni in equilibrio intelligente, con una sapiente gestione delle durate e con un ruolo per tutto l’ensemble; una menzione anche sul basso che ci ha ricordato in diversi passaggi Haden per la presenza continua sui beat. Un jazz melodico di livello che si rivolge a tutti ed alla portata di tutti, un altro bel colpo della prestigiosa Egea che continua nella sua meritoria produzione di musica nazionale di gran qualità.
Track List: