Sui nostri passi<small></small>
World − Folk − Folk Rock autore

Selvaggi Band

Sui nostri passi

2016 - Selvaggiband.com
07/10/2016 - di
La situazione di partenza è immaginare o calarsi in un viaggio nelle piccole strade delle nostre province, in quelle strade secondarie che attraversano e uniscono piccoli comuni e borghi dove la naturalezza e la spontaneità del modus vivendi ha temi e modi che sono lontani dalla frenesia e dalle luci metropolitane o dall’anonimato delle grandi e veloci arterie. Parlare di un gruppo come la Selvaggi Band è un po’ come essere attori di contesti che ci riportano a Strade Blu di William Least Heast Moon o alle pagine di un libro di Paolo Rumiz. Ed è proprio circolando lungo gli argini dei percorsi provinciali con occhi e orecchie curiose che (per noi malati di “andar per musica”) accade di imbatterci in incontri, voci e storie che si rivelano essere scoperte piacevoli e decisamente intriganti. Ho incrociato per caso la Selvaggi Band poco più di un paio d’anni fa in occasione della pubblicazione del loro cd Piombo, Ferro E Chitarre (bel titolo!), un disco che ho apprezzato sia per i contenuti sia per la freschezza e la genuinità della proposta. Una genuinità che si rifà in qualche modo alla mia premessa di poche righe sopra dove accenno a quegli incontri occasionali in cui ci si può imbattere in un qualsiasi Bar Sport di un paesino delle Prealpi dove, tra un bicchiere di vino rosso e una birra fresca, anziani pensionati convivono a fianco di giovanotti interloquendo con schiettezza mischiando con naturalezza italiano e dialetto.

La band arriva dall’area montana della provincia bresciana, più precisamente dalla Val Trompia; è una storia come mille altre che vede un gruppo di ragazzi di paese ritrovarsi ad imbracciare quasi per gioco gli strumenti e arrotare note musicali, poi il gioco si fa bello, la passione cresce e dopo le classiche cover arrivano canzoni autografe. Non ci sono miraggi o abbaglianti mire espansioniste, ma una sana passione che li porta a battere ogni angolo in culo ai monti o alle valli del bresciano e zone limitrofe raccogliendo un vivace seguito fedele di fans. E, passo dopo passo, i giovanotti arrivano oggi a pubblicare quello che [se non erro] dovrebbe essere il loro quarto cd; infatti oltre al buon Piombo, Ferro E Chitarre avevano già editato tempo fa il dinamico Quart Dè Luna e quello che è un buon demo-tape d’esordio intitolato En Dialet. Com’è facilmente intuibile siamo dalle parti di un’area folk ruspante che annoda i suoni delle tradizioni con testi che inciampano tra dialetto e la lingua italica. Ricordiamo a chi legge che il gruppo della Valtrompia è formato da Giovanni Pintossi (voce, chitarra acustica e mandolino), Roberto Bettinsoli (voce, chitarra acustica), Davide Boccardi (violino), Stefano Grazioli (cornamusa bergamasca, clarinetto, flauti) e da Emanuele Agosti (basso); a dar loro una mano un pugno di amici tra i quali citiamo Andrea Bettini alla fisarmonica e Alessandro Pedretti alla batteria.

Il disco è decisamente piacevole; si parte con le cornamuse e un rullante che punzona una marcia militaresca ad introdurre Not Dè Guéra, una canzone emotivamente suggestiva; riporta le trepidazioni scaturite da un episodio vero che ha avuto luogo la notte di natale dell`anno 1914/1915, tra italiani e austriaci, la scena si svolge sul monte Col Del Rosso nei pressi del Monte Grappa: gli italiani usciti in pattuglia si trovarono alle spalle il nemico e si stimava dovessero soccombere alla tragedia, quando invece come per miracolo gli austriaci decisero di lasciare i fucili e scambiare con gli italiani il segno di pace. Gradevole anche El Gnaro dedicata all’alpinista Silvio Mondinelli, storia di montagna, di scalate e sentieri, ma a colpire con un colpo di frusta è il cuore de La Miniera: sacrifici e lavoro duro dove di luce non ce n’é. La pacata dolcezza spirituale di  Contemplasiù fa da contraltare all’irruente ironica allegria di Valtrompank, (ospite Charlie Cinelli, presente anche in Rabia) e ci si ritrova a sorridere battendo il piedino.  Accensione a strappo è per quelli che fanno uso dei social network accendendo il computer come se fosse una motosega e cioè “tira `l mouse e taca `l mutùr”, accenni country e satira burlesca.

Poi l’ironia dissacrante trova spazio anche nella spiritosa La Sciura del Gal; Stella Alpina è tra i brani più belli dell’album, il singolo ideale, e, ancora una volta come nei lavori precedenti c’è la presenza di Alessandro Ducoli, un poeta folle e visionario, un dottore della dottrina della parola con un bagaglio di pagine articolate e dischi belli che andrebbero sprigionati dai confini dei ristretti circuiti locali. Stella Alpina cattura per la sua freschezza e quelle luci innocenti e luminosi che inducono alla tenerezza e al sorriso carezzevole. Rabia è un allegro e impertinente bluegrass prealpino, con gli strumenti che danzano con dinamico entusiasmo, molto bella la coda strumentale che sfocia in un medley con When The Saints Go Marching In. In chiusura la malinconica Il Nuovo Inverno, a mio giudizio la più bella canzone del lotto (testo del Ducoli), suggestioni e visioni, dolenze dell’anima e magnetismi interiori sparsi a piene mani e un arrangiamento che sa catture e trasportarti sull’onda delle emozioni, granelli di sabbia su cui si formano perle della memoria.  

Track List

  • Not Dè Guéra
  • El Gnaro
  • La Miniera
  • Contemplasiù
  • Valtrompank
  • Accensione A Strappo
  • Per Me Tè Het
  • Stella Alpina
  • Rabia
  • La Sciura Del Gal
  • Il Nuovo Inverno

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