Ci voleva qualcosa di vivace in questo grigio autunno milanese: in questa festa ottobrina il colore è stato portato dai brasiliani Selton con il loro 'esordio ufficiale'. In realtà questa è la seconda prova per il gruppo, che giunge a due anni di distanza dal precedente Banana A’ Milanesa (2008) - l'interpretazione brasiliana dei successi di Cochi e Renato ed Enzo Jannacci - infatti erano stati nominati dagli stessi autori, pubblico e critica i veri eredi della canzonetta milanese. Ora i più cattivelli e le male lingue li aspettavano al varco, contavano i mesi, erano li pronti a sparare sentenze e giudizi in attesa del nuovo disco. Si sapeva che la band italo-brasiliana era al lavoro di nuovi brani autografi ma nulla di più e il quartetto di certo non si è fatto cogliere impreparato: innanzitutto ha messo su una squadretta niente male da far invidia al Boca Juniors, il disco infatti vede la partecipazioni di Dente agli adattamenti testuali in italiano, Tommaso Colliva e Massimo Martellotta (Calibro 35) in regia e produzione, Rodrigo D'Erasmo al violino oltre all’onnipresente Enrico Gabrielli negli interventi di clarinetto nella cosmopolita di 'Testa Quadrata'. Tredici canzoni pensate e progettate dal gruppo che rivisitano la tradizione beat italiana, che esprimono un impegno nella ricerca autorale: l'obbiettivo era quello di comporre un disco facile, spensierato. L'impiego di dettagli estetici è stato massimo, la band originaria di Porto Alegre ha cercato, con l'aiuto dei loro compagni di viaggio, di esprimere tutta l'esperienza acquisita con il precedente lavoro, investendola sia nei particolari che nei testi, così come nei siparietti divertenti o in parentesi di teatro canzone. L’idea che hanno dato i ragazzi in questo disco è quella di avere attinto da un magazzino di 'roba' vintage facendosi carico di una personalizzazione per ogni articolo frugato da questo rigattiere di musica italiana. La presenza massiccia di moog e tastiere fa sentire la valenza produttiva dei due Calibro: i Selton aggiungono tantissima ironia a queste spigolosità estetiche, come nella riuscitissima 'Be Water', dando una dose sufficiente di tropicália senza però esagerare. Come succede in 'Anima Leggera' con le sue deviazioni linguistiche in portoghese, o la samba di 'Nuoto Nuoto e Niente di Più'; spesso l'elemento carioca viene infilato tra le righe con maestria e senza banalità tra un accento di canto a cappella come in 'Tudo Azul'. E ancora l'anima più appassionato la si sente nelle storie di provincia di "Per Favor Dica il suo Nome" in cui Daniel e soci recitano ancora secondo le lezioni vissute con i comici milanesi che vengono nominati, omaggiati e ringraziati con "Io Voglio Cambiare". I Selton non hanno affatto mancato l’obbiettivo, anche se sarebbe stato più bello sentirli in una versione sonora più profonda, soprattutto per la parte autorale: il disco infatti vola in superficie, elabora molti elementi senza mai approfondire granché. Tutto il resto è semplice divertimento.
Track List: