Se siete in cerca di un qualcosa che sprigioni goduria con la messa in atto di una innovativa evoluzione – senza rivoluzionare nulla – del movimento pop-rock, e se siete tra coloro che non restano inebetiti di fronte a quegli oscuri ed improvvisi messaggi riguardo il “diffidate” da tutto quello che proviene fuori catalogo indie, il vostro imperativo categorico sarà: “Sarah Schuster al potere!”. Di vitale importanza per la band veneta è la capacità di non adattarsi alla classicità da “filone”, quanto sondare come un’ape curiosa le varie sfumature o nuances soniche che fortunatamente si tengono alla larga dall’asfissia del “solito sentir”. Rain from Mars è un disco-inno alla briosità e freschezza, essenziale e proteico, per una volta tanto il giusto “tarlo” che invitiamo a conficcarsi nella testa per darci una temporanea sterzata dall’abulico status quo. Nulla di complicato o intellettualoide, ma musica diretta, ballabile volendo, che sposa radiofonicità alternativa e allieta di una personalità capace di farti stare in equilibrio sul filo di più generi senza approfittarne; undici registrati analogici che diffondono alt-rock basico, geometrie pop indy, fumigenìe new-folk e lane di vetro blues che sconfinano fino a sentori di Bjork (The Devil’s touch); una texiture sonora generale che garantisce loro l’invulnerabilità dal fastidioso potere esercitato dal telecomando sul tasto eject. Suoni e chitarre (senza la presenza di un basso) che mettono in orbita il non eccesso, ma essenzialità che la band veneta – in un imprevedibile ed eclettico carattere – fa roteare tra lontani digrignamenti riot-girl alla Excuse 17, Kim Gordon, Courtney Love,Sleater Kinney, e per dare un tocco aggiornato Elastica e Yeah Yeah Yeahs! (Walk through the city, Hate the sleepers, More, Music beyond me), oppure in spettacolari abbordaggi psich-rock blues (Do you remeber ?,Tara tarà, Let’s dance, Anger) nelle quali cavalcano indomite le indisciplinate auree di P.J.Harvey e Patti Smith. Quello che sicuramente a tanti sembrerà un disco musicalmente senza “fissa dimora”, non è altro che il risultato di un nobile crossover di intelligenti pazzi suoni che finalmente rimettono sul piedistallo la musica creativa, schizzata e ammiccante che latitava da anni, dove contrasto e contraddittorietà fanno high quality. Matteo, Lisa, Eleonora e Daniela, ovvero i quattro “Sarah Schuster”, coadiuvati dalla presenza di Amy Denio, star della musica indipendente, portano la loro emulsionante pioggia da Marte inzuppando di acqua “benedetta” l’underground nostrum che boccheggia. E questa acqua è come quella vera, teniamocela stretta senza sciuparla.
Track List: