Samuel  Katarro - The Halfduck Mistery

Samuel Katarro

The Halfduck Mistery

2010 - Trovarobato

Emergenti

23/07/2010  |  di Andrea Rossi

Da più parti si è gridato al miracolo per 'The halfduck mystery', il secondo disco del giovane Alberto Mariotti, da Pistoia, in arte Samuel Katarro, che già si era fatto apprezzare per l’esordio 'Beach party' del 2008, in cui aveva saputo mescolare in solitudine blues sbilenchi e distorsioni, Syd Barrett e Pere Ubu. Con il suo nuovo lavoro, il Nostro ha schiacciato forte sull’acceleratore, scegliendo di fare un passo avanti sul piano compositivo e degli arrangiamenti, e puntando dritto il lato imprevedibile, bizzarro, lisergico dei sixties. 'The halfduck mystery' abbandona quindi le atmosfere acustiche e 'cantautorali' dell’esordio per gettarsi a capofitto in un mare magnum in cui nuota tra onde di psichedelia, folk deviato, acid rock, e schizofrenie rumoriste, mescolando Barrett & Lennon, Tim Buckley & Byrds, Jefferson & Beach Boys. Con qualche spruzzata di art rock made in Canterbury. Non più one man band, Samuel si accompagna al polistrumentista Francesco D’Elia (violini, piano, chitarre, tastiere, harmonium) e al batterista Simone Vassallo, cui si aggiunge una nutrita serie di ospiti che completa il suono dei singoli brani con cello, oboe, flicorno, glockenspiel, banjo, basso tuba, e tastiere varie. Il risultato è un disco sorprendente per la scena italiana in cui si colloca, magico e spigoloso, in cui la fantasia acida dell’autore corre a briglia sciolta, travolgendo l’ascoltatore con un saliscendi incessante di suoni ed atmosfere, che, tra salti e spintoni, lascia sul terreno senza tanti complimenti. Si parte con 'Rustling', che profuma di Albione mescolando le atmosfere classicheggianti dei King Crimson di Lizard con squarci melodici beatlesiani, per chiudere con 'Sudden Death', che incrocia frammenti vocali, sibili di fax, loops opprimenti in un pastiche dark di ispirazione floydiana, che, però, appare un po’ sterile. In mezzo, troviamo un ottovolante allucinato che frulla marcette nevrotiche come 'Pink clouds over the semipapero', ballate a là Beck come 'Pop skull', i ritornelli westcoastiani di 'Three minutes in California', e i cori ubriachi conditi da rumorismi di 'The first years of Bobby Bunny'. I brani migliori sono ''s Hertogenbosch blues festival', una scura scheggia di blues impazzito, la ballad lisergica 'You ‘re an animal!', e '9V' che, a detta del suo autore, 'potrebbe avere scritto John Lennon se fosse stato uno stronzo paranoico'.. Non si può negare che il ragazzo abbia talento, coraggio ed anche un po’ di apprezzabile incoscienza, e che 'The halfduck mystery' rappresenti una prova di crescita ed un passo in avanti in termini anche di consapevolezza delle proprie potenzialità. Detto questo, a parere di chi scrive, il disco non è del tutto convincente, perchè 'troppo' nel suo sforzo enciclopedico, e perché il risultato finale è dis/articolato, e quindi faticoso, come un piatto che attira il goloso, ma che, dopo qualche boccone, un po’ stanca per l’eccesso di ingredienti e sapori, che fa perdere per strada quella piccola cosa, di nome freschezza, semplicità, immediatezza, colpo di fulmine, che poi, alla fin fine, è il segreto del gioco a nome rock’n’roll.


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Track List:

  • Rustling
  • Pink clouds over the Semipapero (includes first english lesson)
  • Pop skull
  • The first years of Bobby Bunny
  • 9V
  • Three minutes in California
  • ‘s Hertogenbosch Blues Festival
  • I am the Musonator
  • You’re an animal!
  • Sudden death (includes last english lesson)

Samuel Katarro



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