You Had me At Goodbye<small></small>
Rock Internazionale − Songwriting − Indie Folk Pop

Samantha Crain

You Had me At Goodbye

2017 - Ramseur Records
16/05/2017 - di
E’ una bella scoperta questa trentenne ragazza dell’Oklahoma, giunta al suo quinto disco nonostante la giovane età. Samantha Crain è una cantautrice con metà origini Choctaw (nazione indiana di lingua muskogean), scrive le su prime canzoni ancora minorenne ed inizia ad esibirsi con la sua chitarra a diciannove anni, incide dal 2009, il suo primo album Songs In The Night le permette di ottenere i primi consensi stimolandola ad insistere a portare avanti la sua grande passione: mettere in musica le sue storie che dimostrano una sensibilità e spessore considerevole.

Il legame con la sua terra è forte anche se contradditorio come essa stessa ha modo di dichiarare “L’Oklahoma è una terra bellissima, ma la mia relazione con lei è complicata. Ci sono montagne, pianure, praterie, morbide colline, deserti, è abitata da una comunità viva e creativa nel mondo delle arti visive, interessata a film e a musica rumorosa. Ma è estremamente Cristiana, conservatrice e la gente è amichevole se tu sei bianco e non sei vestito in modo insolito. Mi sento benvenuta e alienata nel contempo” le canzoni nascono anche da questi sentimenti altalenanti.

You Had me At Goodbye, il suo nuovo album, è stato scritto in quattro mesi invernali mentre la ragazza svolgeva servizio di cameriera in una pizzeria per potersi pagare la sala registrazione, il tour e le bollette. Si tratta di un disco maturo che mette in evidenza la splendida voce di Samantha, dotata di un’estensione vocale davvero interessante, e suona la chitarra (una Martin 00-15M) con grande perizia. L’album è prodotto da John Vanderslice (Spoon, the Mountain Goats) e l’ingegnere del suono è Jacob Winik (The Magnetic Fields). 

Il suo è un  indie-folk-pop influenzato dagli ascolti dai dischi del padre, un vero fan di Dylan e Grateful Dead, ma anche affascinata dagli esperimenti sonori dei Flaming Lips. Ciò che ne esce è un disco molto vario, moderno, che alla strumentazione classica di chitarre, basso batteria, aggiunge tastiere, synth, cello, violino, clarinetto e pedal steel per una varietà di soluzioni sonore piuttosto articolata, come risulta evidente dalla sognante Loneliest Handsome Man, o dal singolo Oh Dear Louis, anticipato da un video in verità proprio brutto e inquietante,  peccato perché è un bel brano orecchiabile e frizzante. Red Sky, Blue Mountain cantata in lingua Choctaw, è un brano splendido, dominato da un canto ipnotico che emoziona e dimostra le capacità canore della giovane. Smile When si segnala come  pezzo fuori dal mazzo con dentro effetti buzz e noise, si passa  poi all’intima  Betty’s Eulogy chitarra, archi e tappeto di tastiere.

Samantha Crain è una interessante artista, ribelle e fuori dagli schemi dello show biz (in questo senso anche  il suo look dice molto), una che pare non aver  ancora trovato la propria univoca strada artistica, oppure l’ha trovata proprio in questo melting pot musicale? fatto sta che piace e non va trascurata, di lei ne sentiremo parlare ancora. Da ascoltare.

Track List

  • Antiseptic Greeting
  • Oh Dear Louis
  • Wise One
  • Red Sky, Blue Mountain
  • Smile When
  • Betty`s Eulogy
  • Windmill Crusader
  • When The Roses Bloom Again
  • Wreck