23/06/2011 | di Vittorio Formenti
Nati nell’ormai lontano 1994 i SADO rappresentano una delle voci più interessanti e qualificate dell’avant rock di stampo progressive nazionale.
Guidati da Paolo Baltaro (polistrumentista) e da Sandro Marinoni (sax, flauto e trombone) il gruppo e uniti a Enrico Bricco (chitarra), Andrea Beccaro (batteria) e Boris Savoldelli (voce) il gruppo qui si unisce ad altri ospiti per realizzare un concept logicamente coerente al loro ultimo apprezzabilissimo Un Imprescindibile Moment di Cultura Italiana (2008) dedicato alla decostruzione di un repertorio leggero nazionale del ‘900.
In Weather Underground il gruppo si ispira liberamente a fatti storici avvenuti negli anni ’70 negli USA ad opera dell’omonimo gruppo rivoluzionario, realtà di lotta piuttosto anomala visto che per non causare vittime dava sempre un ampio preavviso delle loro intenzioni. Questa curiosa contraddizione tra tensione e innocenza, tra impegno e rilassatezza è splendidamente tradotta nei brani di questo lavoro che fa della bizzarria e della coerenza la sua cifra migliore, posizionando il risultato in pieno XXI secolo anche se i richiami storici risalgono a più di quarant’anni fa, con un rischio di retorica completamente evitato.
Il vocabolario usato per esprimere questo approccio è quello del rock progressivo di avanguardia che si rifà al vecchio Canterbury e al Frank Zappa di Burnt Weeny Snadwich, ma che non rifiuta momenti psichedelici alla Pink Floyd di Wish You Were Here e passaggi più propriamente progressive, specialmente con eredità degli Area.
Sul piano vocale i SADO recitano più che cantare; con l’apporto di Guido Michelone e di Steven Thomas, che assumono le parti nel CD in italiano e in quello in inglese (eh sì, il disco è un doppio alla ricerca del bilinguismo), il gruppo amplifica il senso dell’ironia con un narrato spesso ansimante, quasi stanco, in curioso contrasto con la determinazione che ci si aspetterebbe da un gruppo rivoluzionario; basti ascoltare la voce in Tremolino e Mordicchio per cogliere questo ossimoro che diverte oltre che colpire.
La tecnica strumentale è perfetta , attestando che il lavoro non è buttato lì in qualche modo ma che è frutto di un’idea precisa e di capacità coerenti al progetto; l’incipit da house di Wet Weather irrobustito poi dall’entrata del sax e della batteria dà un’idea del concetto di mix che i SADO propongono : si destruttura per avere a disposizioni le varie parti da riassemblare con mood specifici.
Forse i SADO ne avranno a male ma vediamo, e plaudiamo, molta più ingegneria che freaking nei loro (de)costrutti; i passaggi in Food a la Blue raccontano di tutto, dal rock al jazz, dalla psichedelica al pop, in una catena che risulta frutto di un pensiero preciso che regge anche nelle bizzarrie dei brani successivi come Poo Poo’s Ugly Sister , autentica antologia di umori, o nel fluire di Goodbye Megabyte, titolo di per sé programmatico, e di Adeste Fidéles.
Il caleidoscopio è ricchissimo, complice la felice scelta di articolare il lavoro su 25 brani brevi, intensi e densi come i Minutemen sapevano fare.
Disco di rara intelligenza e sensibilità, da promuovere incondizionatamente.
Track List: