Sado - Holzwege

Sado

Holzwege

2008 - BTF

19/05/2008  |  di Christian Verzeletti

Già dalla loro ragione sociale, che sta per Società Anonima Decostruzionismi Organici, si capisce che i SADO non fanno una musica semplice né tantomeno leggera.
Quella di questa formazione è una sfida alta, rivolta all’ottusità e alla sordità dilaganti nel mondo della musica: Sandro Marinoni, Paolo Baltaro, Gianni Opezzo, Boris Savoldelli e Andrea Beccaro sono un ensemble free, libero nel senso più vero del termine, perché rompono schemi e categorie di qualunque genere. Una decostructing metajazz band, ovvero un gruppo di musicisti che si spaccano la testa e gli strumenti per trovare una propria via, anche a costo di suonare estremi, anzi, forse proprio con la volontà di portare all’estremo l’ascoltatore per costringerlo a rendersi conto.
“Holzwege” è il quarto disco di un cammino che va avanti da parecchio e che con l’ingresso al canto di Boris Savoldelli sembra aver trovato in ogni senso una nuova “voce”. Quello che in “Insanology” era una combinazione di parti e frammenti vocali, qua è una decostruzione, a tratti una distruzione: i SADO deformano continuamente nel tentativo di ridare alle idee e agli arrangiamenti, in una sola parola alla musica, la sua libertà più integra. Questo si verifica nelle cover – cover per così dire – dei Beatles (“Michelle”) e di Jobim (“One note samba”), ma succede ancora di più nelle loro (de)composizioni.
Deus ex machina è Sandro Marinoni, che tra sax tenore, flauto e trombone guida l’ensemble su sentieri futuristi, lasciando poi i compagni liberi di scorazzare tra jazz ed avanguardie. I SADO non seguono le direttive della grammatica convenzionale del rock o del pop e nemmeno quelle del prog: piuttosto adottano teorie superiori e a tratti sembra di entrare in un trattato di filosofia, ma la libertà è tale che i singoli possono permettersi di divagare e provocare con ironia.
Basta ascoltare quella sorta di medley impazzito che è “Kilimoonjingo” oppure quella suite preparata ma assolutamente improvvisata che è “Romanza n°1 per trombone preparato”: pezzi che non conducono ad una meta precisa, ma che proprio nel loro trascendere rivelano una molteplicità aperta ed incondizionata.
La musica dei SADO non va ascoltata con l’intento obbligato di capire, pena il mal di testa o la confusione cognitiva-uditiva. Qua bisogna lasciarsi andare ad un atto di fiducia estrema ed affidare l’ascolto ad un percorso alla cieca, che, proprio nei momenti in cui dà l’impressione di precipitare nel vuoto, pone di fronte a direzioni del tutto impreviste. Libere. Free.


Condividi:


Track List:

  • Engasa leappirt|
  • Michelle|
  • Aristotele’s tantalium condenser|
  • Kilimoonjingo|
  • Pavento sprobabile|
  • Prajna Paramita’s formula|
  • Romanza n°1 per trombone preparato|
  • Quattro terzi|
  • One note samba

Sado



Leggi anche:

Recensioni:

Interviste:

Musica contro le mafie Marte Live http://www.musicanelleaie.it/mna/ Mk Records A Buzz Supreme