I Rosaluna continuano il loro viaggio pubblicando questo disco omonimo, che precisa e ribadisce quanto fatto nel precedente “Incrocio”.
Guardando la scaletta, che comprende solo due brani nuovi, verrebbe da pensare ad una ristampa. In effetti, sono state riprese le canzoni di “Incrocio”, ma dando loro una nuova veste sonora, in alcuni casi risuonata e riarrangiata.
Più che nella dipartita dalla band del batterista Antonio Ruggiero, la causa di questa uscita è da ricercarsi nella maturazione vissuta negli ultimi mesi, che ha portato l’esigenza di ribadire quanto fatto finora.
Fondamentali sono state le esperienze del M.E.I. 2002, di un’intensa attività live e della partecipazione a “Non più i cadaveri dei soldati”, tributo a Fabrizio De Andrè pubblicato dal Mucchio Extra, organizzato e gestito dal leader della band, Marco Ambrosi.
Se “Incrocio” era un notevole balzo in avanti per la band bolognese-calabrese, “Rosaluna” è il passo che mancava al disco per essere davvero grande: è come se giunti alla meta del loro primo cd, i Rosaluna avessero poi intravisto un ulteriore traguardo a portata di mano.
Basta ascoltare i due dischi in successione, per rendersi conto dell’altitudine maggiore che è stata ora raggiunta. Il suono dà più spessore al rock etnico della band, evidenziandone e valorizzandone le successioni strumentali.
“Mata e Grifone” sembra addirittura un altro pezzo, più marcato, con il bridge di “gridate” del Sazizz Trio, che si allunga in un’inedita coda strumentale. Anche “Strade perdute”, che non godendo della spinta riservata al resto dei brani, era il brano più penalizzato dell’album, è stato messo allo stesso livello con il wurlitzer in evidenza.
I due inediti poi si inseriscono alla perfezione nel contesto del disco: “La leggenda di Natale” è una cover di De Andrè, ancora più riuscita della “Andrea” data alle stampe dal Mucchio Extra, aumentata dal contributo di Cisco Rossi e Simone Caruso. “Tra radice e corteccia” è un brano nuovo in ogni senso, con un intreccio tra piano e percussioni alla Paolo Conte, che poi cresce verso il rock a ribadire la personalità adulta della band.
Rimane sempre il fatto che “Rosaluna” è un disco che è già stato, ma non si può negare a questi ragazzi di essere riusciti a farlo nascere e crescere ancora.
Marco Ambrosi e compagni non si sono ancora guadagnati la promozione dalla categoria emergenti, come avevamo auspicato, ma forse era prima necessario portare a termine tutta la preparazione, mentale e sonora.
Ora però che possono contare sulle migliori condizioni possibili, compresa una nuova etichetta (Latlantide) e una nuova distribuzione (Audioglobe), per i Rosaluna è indispensabile arrivare presto ad un disco di canzoni nuove.