I Rosaluna sono una delle formazioni emergenti degli ultimi anni che abbiamo più seguito. Ci auguravamo potessero portare avanti un folk-rock italiano degno di tale nome, aperto alle correnti del Mediterraneo e magari anche di altri mari.
Questo almeno sembrava possibile quando nel 2002 venne pubblicato “Incrocio”, che rimane a tutt’oggi il lavoro più compiuto della band calabro-bolognese: da allora invece una serie di scelte e di vicissitudini, tra cui qualche cambio all’interno della formazione, ne hanno segnato il cammino.
Prova ne è il fatto che negli ultimi tre anni Marco Ambrosi e compagni si sono limitati ad un disco omonimo, che in fondo altro non era che una riedizione dello stesso “Incrocio”, ad un Ep dal vivo e a qualche apparizione su compilation.
Questo nuovo disco era un po’ la prova del fuoco per i Rosaluna e bisogna purtroppo constatare che il lavoro è la conferma dello sfilacciamento di cui la band è stata vittima.
Nella presentazione si legge che “Musicomio” “deve il suo nome all’esigenza di mettere a frutto le esperienze fatte in questi anni per portare a termine un discorso musicale eclettico e innovativo”. Proprio qui sta il limite principale del disco, ovvero nell’aver perso un filo conduttore forte.
Da band esperta e in grado di suonare, i Rosaluna cercano di colmare la lacuna variando e mescolando, aggiungendo qualche sfumatura prog e appoggiandosi anche su passaggi hard: ne esce un suono troppo costruito e manipolato.
Va dato atto anche del tentativo di lavorare sugli arrangiamenti coinvolgendo numerosi ospiti: i Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo suonano nella prima traccia; il fonico bosniaco Mustafa “Muce” Cengic si adopra qua e là alla chitarra e alla co-produzione; Lorenzo “Loz” Ori aggiunge suoni mixando e Alice Albertazzi presta la sua voce in due pezzi. A questo va aggiunto il canto di Graziella Ferrise, richiamata in studio per l’occasione, e si deduce un approccio alle canzoni svariato, al limite della contaminazione.
Chitarre elettriche e programmazioni compaiono in dosi abbondanti e l’impressione è che tutto concorra a colmare dei vuoti: le canzoni si reggono su un suono che si è fatto più sostenuto, come già si poteva intuire nell’Ep “Ritorno al solito pensiero”, ma non partecipano di un corpo organico come accadeva per esempio in “Incrocio”. Pur rimanendo un lavoro suonato con qualità, “Musicomio” non ha nulla di memorabile, anzi, a tratti scade in un rock appesantito come se i Rosaluna fossero una band che cerca di emulare i System Of A Down con influenze balcano-mediteranee.
Anche la title-track, che gira sulla fisarmonica e su un’aria quasi pop prima di alzarsi in un muro etnico, sembra nascondere quel bisogno di una via d’uscita che il disco non trova.
Non vorremo fare gli uccelli del malaugurio, ma i Rosaluna ci lasciano con poche speranze per il futuro.