Rosaluna - Incrocio

Rosaluna

Incrocio

2002 - ETHNOWORLD / MAP

Emergenti

28/10/2002  |  di Christian Verzeletti

“Incrocio” è il nuovo disco dei Rosaluna, nessuna attinenza con crossroads blues né con crossover di vario tipo. Come già lasciavano intuire i due promettenti demo, “Mata e Grifone” e “Barriere”, la band bolognese-calabrese è un punto d’incontro di suoni e di culture mossi dalle correnti del bacino mediterraneo.
Questo cd segna un importante passo avanti nel percorso del gruppo, grazie alla collaborazione di Mimmo Mellace e di Samuele Ravaioli. Sicuramente poi le nuove entrate nella formazione (Manuel Franco alle percussioni, Antonio Ruggiero alla batteria e Pasquale Nigro alla fisarmonica) hanno aumentato lo spessore di un suono che coniuga il cantautorato italiano con la tradizione meridionale e con echi orientali. I Rosaluna hanno definitivamente intrapreso un viaggio personale, con alle spalle già parecchia strada dal punto di partenza fissato con Nick Drake (da “Pink moon” il nome del gruppo). Il loro folk-rock etnico, distante da qualunque militanza, è ora reso più caldo e profondo dal lavoro della fisarmonica e dalla varietà delle percussioni: djembe, tammorra, gong, metallofori, darabouka, cembali e quant’altro creano delle sovrapposizioni di ritmi che fanno tendere l’orecchio verso Oriente.
Tutto il cd è infatti impostato sull’incontro tra Oriente ed Occidente, tra storia e fiaba: non a caso vengono ripresi alcuni brani del primo demo e viene reinventata la storia d’amore tra un Moro conquistatore e una regina del Sud Italia. Agli “Incroci” ritmici e sonori, si sovrappongono così anche quelli storici-immaginari mescolando sangue, passioni, balli, conquiste, ricordi, nostalgie: “Vigilia di festa” evoca il tradizionale Ballo dei Giganti calabrese, poi sviluppato dai tamburi da fanfara e dalle “gridate” di “Mata e Grifone”. Attraverso la sensualità femminile di “Salomè” e di “Fimmina” parole e suoni vengono coniugati insieme con la forza di un’attrazione erotica. L’alternanza delle voci, maschili quelle di Gianni Donvito e di Marco Ambrosi, femminile quella di Graziella Ferrise, aumenta il senso di sovrapposizione, di passaggio e di scambio. Anche le chitarre, solo a tratti elettriche, hanno uno spazio che non esula mai dal contesto, sono meglio dosate, come i REM più acustici ed ombrosi (i pezzi minori di “Automatic for the people”, tanto per intenderci).
In mezzo a questo affascinante andare e venire, i Rosaluna suonano fortemente italiani, come dei piccoli Ulisse che non smarriscono la via del ritorno. La cover di “Vecchio frack” di Domenico Modugno è infatti uno dei momenti più alti del disco: i Rosaluna scavano dove la terra è ancora scura e fertile e traggono una versione romanticamente cupa in cui passato e presente sfociano nel “laialalà” finale.
Arrivati all’ultima traccia, torna in mente la voce recitante di Graziella: “opprime il pensiero che tutto ciò dovrà finire / al termine della festa / quando il paese sarà vuoto e silenzioso / consolerà solo la sensazione nell’anima / di essere stati musica e fiaba per qualche ora”.
Così non resta che schiacciare di nuovo play, con la certezza che i Rosaluna usciranno presto dalla categoria “Emergenti”.


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