Il precedente album di Rodolfo Montuoro si era fatto notare su diverse riviste specializzate per l’originalità e capacità di fondere insieme contesti sonori differenti: quello dell’irish, portato nel disco dalla produzione artistica di Giuntini, quello del jazz dei musicisti chiamati a collaborare e quello di un cantautorato new wave.
Con “Hannibal” assistiamo alla stessa voglia di ricerca, di trasversalità e contatto tra stili espressivi e musicali. La guida nella produzione artistica è assegnata ai fratelli Scarpato, Gennaro e Giuseppe, batteria e chitarra, già collaboratori di Bennato che portano una ventata di rock su testi forse meno ermetici di quelli presenti in “A_vision”, ma ancora decisamente lirici.
“Hannibal” è un disco che procede coinvolgendo l’ascoltatore a partire dal piano musicale, per la varietà delle proposte, per la cura della forma e per l’attenzione nella realizzazione.
A differenza dello scorso disco, i musicisti coinvolti qui non sono così numerosi. Fra gli ospiti fondamentali sono Walter Mandelli, che porta le cavità del suo didjeridoo a vibrare nell’ancestrale e percussiva “Hannibal”, e Anna Zoroberto, il soprano titolare della Scala di Milano, che interviene su “Il prossimo sogno” e “Non si dimentica” aprendo con la sua voce uno spazio elegante, rarefatto e malinconico.
Molto utilizzate sono le chitarre: si passa dagli strappi che introducono il disco e “La colomba” alle code di vari brani, al fraseggio pizzicato e acustico che apre “La lettera” e all’andamento circolare e vorticoso che la chiude con l’intervento di una elettrica a creare straniamento rispetto ai timbri femminili, acustici e caldi, sui quali è costruito il brano.
“Hannibal” è un album estremamente attento agli aspetti della composizione e dell’arrangiamento, ma anche a quelli dello studio, con un ottima gestione di suoni, echi e filtri vocali.
La stessa importanza viene concessa anche ai testi; le liriche ermetiche di “A_vision” vengono leggermente aprendosi, agganciandosi al mito. Compaiono anche brani liberamente tratti, oppure reinterpretati, di testi scritti da altri: “La colomba” è un testo tratto da un’antica canzone basca di cui non si conosce la musica, “Usu zurria, errazu”, così come libera è la ripresa della lirica di Henry Barbusse ne “La lettera”. Colpisce particolarmente invece “Non si dimentica”, in cui è ripreso integralmente il testo di Ottiero Ottieri.
“Hannibal” è un disco pensato, meditato, lirico, che lascia sicuramente un segno nel panorama musicale indipendente italiano.
Track List: