Robert Wyatt - For The Ghosts Within

Robert Wyatt

For The Ghosts Within

2010 - Domino Records

Rock Internazionale Songwriting

01/12/2010  |  di Andrea Rossi

Gilad Atzmon è uno scrittore e jazzista israeliano, dedito a sax alto, clarinetto e flauto, che negli ultimi anni sta esplorando il connubbio tra jazz ed archi con Ros Stephen, violinista, compositrice ed arrangiatrice inglese, capace di dividersi tra progetti eterogenei, dal tango alla musica da camera fino al pop. E poi c’è Robert Wyatt. Chi scrive lo considera uno dei propri musicisti preferiti e ritiene 'Rock Bottom' (1974), suo secondo disco solista, non solo un oggettivo capolavoro, ma soggettivamente uno dei dischi fondamentali che hanno segnato la propria personale educazione musicale, rimanendo un punto fermo negli anni. Premesso ciò, si può capire con quale deferenza ci si avvicini all’ascolto della nuova uscita, e con quale timore reverenziale ci si accosti alla recensione dell’amatissimo Robert. Ed è quindi con un certo imbarazzo che al primo ascolto si è tentati di scrivere che, alla fin fine, il nuovo disco di Wyatt non è granchè. Sarebbe stato in parte un errore, perché i successivi ascolti hanno reso un po’ più onore al lavoro del trio, contenendo in una certa misura la perplessità iniziale, e chiarendo che, in fondo, forse, 'The Ghosts Within' non può essere propriamente inteso come un vero e proprio lavoro del Nostro. Nel disco, infatti, Wyatt si è prestato come semplice singer, peraltro nemmeno su tutti i brani, lasciando gli arrangiamenti alla Stephen, e limitandosi a incidere i vocals su basi di archi già registrate dallo Sigamos String Quartet, su cui poi Atzmon ha sovrainciso ance e calibrati interventi di electronics. Il repertorio comprende una manciata di classici del jazz, a firma Ellington, Strayhorn, Monk, Mercer, più alcuni brani del repertorio del Nostro ed alcuni inediti. Tra gli evergreen più consolidati, il disco schiera 'Round Midnight', 'What a Wonderful World', 'Lush Life', 'In A Sentimental Mood', ma i risultati migliori si hanno nelle quiete atmosfere elettroniche di 'Maryan', nell’ennesima riuscita cover di 'At Last I Am Free' degli Chic, nella dolente ballata mediorientale 'The Ghosts Within' peraltro cantata da Talis Atzmonis, e in 'Laura'. Simpatico ma difficilmente compensibile nell’equilibrio generale del disco l’incrocio tra vaudeville elettronico e rap arabico di 'Where Are They Now?'. In un certo senso, è un ulteriore momento del lavoro di Wyatt intorno alla relazione tra pop e jazz, tema di indagine proprio del Canterbury Sound, affrontato negli anni da diverse prospettive dai gruppi della scena in questione, e qui arricchito da un terzo ingrediente, la musica da camera. 'The Ghosts Within' offre un approccio assai quieto alla faccenda, ne propone una lettura rilassata e non conflittuale, pilotata da arrangiamenti compìti, in cui l’impalcatura di ogni brano è sorretta da un quartetto d’archi che incede classicheggiante ed attento a non concedere nessuno spiraglio a tentazioni swing, su cui si innesta Atzmon con assoli puliti di un sax di impostazione hard bop, o con più interessanti interventi al clarinetto. Di spunti per nuove strade e linguaggi non ce ne sono: non che sia un obbligo, però, trattandosi di Wyatt, resta un pò di amaro in bocca rispetto a quanto avrebbe potuto essere o si sarebbe desiderato. Certo, la voce flebile del Nostro è sempre splendida e toccante, capace come poche di toccare le corde più intime e da sola vale l’ascolto, però… in linea generale l’insieme del lavoro non passa fino in fondo. Lo stesso Wyatt ha affermato che cantare su queste basi d’archi è stato come entrare in un adorabile bagno caldo: e se lo dice lui, ci sentiamo confortati nella relativa perplessità.


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Track List:

  • Laura
  • Lullaby For Irene
  • The Ghosts Within
  • Where Are They Now
  • Maryan
  • Round Midnight
  • Lush Life
  • What´s New
  • In A Sentimental Mood
  • At Last I Am Free
  • What A Wonderful World

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