Robert Wyatt - Cuckooland

Robert Wyatt

Cuckooland

2003 - RYKODISC

24/12/2003  |  di Christian Verzeletti

Non bisogna aver fretta nell’affrontare la musica di Robert Wyatt. Come non ha fretta lui nel comporla e nel pubblicarla, al ritmo di un album ogni sei anni.
Wyatt vive in una terra non indicata sulle mappe della pop music: dopo gli esperimenti dei Soft Machine, si è ritirato in quello che i latini chiamavano otium, ovvero una condizione dell’essere attiva interiormente, disimpegnata dal fare mondano.
La sua musica ne è conseguenza. Non richiede ascolti frammentari, che facciano da riempitivo ad altro, nè letture veloci, che giungano a giudizi definitivi: servono pause con la cadenza del respiro e tempi vuoti da assimilare.
Con gli anni il suo approccio musicale ed umano si è evoluto in un’unica creatura, sempre più riflessiva e dilatata: 75 minuti dura questo disco, sedici canzoni, che sembrerebbero troppe. Invece ogni nota e ogni parola è distillata con un fascino lento, da cogliere in silenzio, distesi, a immaginare e a farsi trasportare.
“Cuckooland” è un disco da ascoltare con lo stessa predisposizione che ha un bimbo verso una favola: con un orecchio pronto all’emozione sottile, alla magia.
Tra i tanti folletti che popolano gli episodi di queste fiabe, ci sono David Gilmour, Brian Eno, Paul Weller e Phil Manzanera, presenze che non sono comunque più importanti di quelle dei musicisti jazz di cui Wyatt si circonda. O degli spiriti che compaiono, più o meno benevoli, come Juliette Greco e Miles Davis, innamorati nel jazz parigino di “Old Europe”, Bryant and Bryant, improbabile coppia nel chiaro di luna di “Raining in my Heart” o la bambina irachena nata sotto le bombe in “Lullaby for Hamza” o ancora le minacce nucleari di “Foreign accents”.
Ogni brano è carezzato con una grazia celeste sia in fase di composizione che di interpretazione, ma quello che stupisce è come il disco suona moderno: ambiente e atmosfera sono quelli incantati del jazz e della musica da camera, eppure pezzi come “Beware” superano per intensità qualunque tipo di suono “space”, dai Pink Floyd ai Radiohead compresi. Wyatt colloca strumenti classici come fisarmonica, trombone, tromba o la sua inseparabile cornetta in un contesto sonoro avanzato, lontano da ansie ritmiche, ma vicino al cuore del nostro tempo.
Man mano il disco procede, la musica decanta e la parole si fanno sempre più rarefatte, fino a mancare nella conclusiva “La Ahada Yalam”, una versione “muta” di un brano arabo affidato alla cornetta di Gilad Atzmon.
Come dice lo stesso Wyatt, questo è “un posto adatto per chi ha orecchie stanche da far riposare, prima di rimettersi all’ascolto”. Un soggiorno a “Cuckooland” è consigliato indistintamente a tutti gli appassionati di musica, dai più piccoli a quelli su d’età.


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Track List:

  • Just A Bit|
  • Old Europe|
  • Tom Hay´s Fox|
  • Forest|
  • Beware|
  • Cuckoo Madame|
  • Raining In My Heart|
  • Lullaby For Hamza|
  • Trickle Down|
  • Insensatez|
  • Mister E|
  • Lullaloop|
  • Life is Sheep|
  • Foreign Accents|
  • Brian The Fox|
  • La Ahada Yalam

Robert Wyatt



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