Malmostoso<small></small>
Americana − Songwriting

Richard Lindgren

Malmostoso

2016 - Rootsy Music/IRD
05/03/2017 - di


Per un cuore nordico come Richard Lindgren, anche la brumosa Pavia porta con sé la carezza tenera e dolce del Bel Paese. È qui, nella fredda e un po` “malmostosa” padanità, che il cantautore svedese ha deciso di registrare il suo decimo disco, che invece ha il sapore caldo dell`amicizia e della convivialità, come testimoniano anche le foto del libretto che accompagna il cd. Intorno a lui, a sciacquare i panni nel Ticino (ma nei testi non manca la romantica gita a Como...), ci sono buona parte dei pavesissimi Mandolin Brothers e un`ottima brigata di musicisti italiani. Il risultato è una gamma molto colorata e contrastata di voci strumentali, che alterna cadenze da rilassata e allegra festa popolare, brani folk più introspettivi e qualche graffio deciso della chitarra elettrica e dell`armonica. Un approccio variegato che percorre tutto il disco e ne rappresenta un po` la ricchezza e un po` il limite, perchè si avverte una certa discontinuità tra un brano e l`altro, sia per qualità della scrittura che per scelte di arrangiamenti. A tenere insieme il tutto spicca però l`intepretazione di Lindgren, impostata su uno stile diretto, caldo, colloquiale, da chansonnier consumato. Di Malmostoso – un`espressione di cui certo il nostro avrà apprezzato la musicalità – non c`è proprio nulla. A beneficio dei non lombardi, va chiarito che così si apostrofa una personalità con cui è difficile avere rapporti, perché a ogni tentativo di interazione reagisce con coerente antipatia. Qualcosa a metà tra permaloso e “incazzoso”.

Le note che sprizzano dall`organo di Riccardo Maccabruni introducono la springsteeniana Dunce`s Cap, per un incipit spigliato e piacevole. Le atmosfere che seguono variano parecchio, con qualche concessione al folclorico e al pittoresco, figlio dello spirito generale dell`operazione, come nella cadenza un po` scontata di Lonesome Giacomo, o nella sarabanda finale di Addio a Pavia. Ma Lindgren ha una voce che gli permette di scavare in profondità nelle emozioni. In Let`s Go To Como Baby sembra quasi di sentire lo struggente Keith Richards nelle sue rare performance vocali, sostenuto dagli arpeggi della chitarra di Francesco Montesanti e contrappuntato dal caldo violino in odore irish di Chiara Giacobbe. Merrion Row si sprigiona di nuovo dall`organo e poggia solida i piedi sulla linea del piano, trascinante e romantica come pochi.

Gli episodi migliori sono forse quelli dove il “cowboy svedese” guida un folk delicato e sussurrato, che interpretata come un talking intimo con l`ascoltatore, senza forzare: Bluesy Moss è un esempio classico, eguagliato e forse superato da Sailor Blue, che il dobro di Paolo Ercoli e il violino colorano di timbri rootsy. Una nota di merito va all`armonica di Jimmy Ragazzon, che morde come un cobra e spalanca sconfinati cieli southern sopra Ragazzon Blues, il pezzo più rock della raccolta. Ma le chitarre (Marco Rovino e Francesco Montesanti) lasciano il segno anche in Trouble in the Garden, dove all`armonica si unisce per un bel giro di danza la fisarmonica di Maccabruni. È l`altra faccia di Malmostoso, quella più ruvida e nervosa.

 

Track List

  • Dunce`s Cap
  • Let`s Go To Como, Baby
  • Lonesome Giacomo
  • Ragazzon Blues
  • Merrion Row
  • Evil Love
  • Bluesy Moss
  • St. Vincent`s Blues
  • Trouble In The Garden
  • Sailor Blue
  • Addio A Pavia