Chaos<small></small>
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Rene` Aubry

Chaos

2017 - Music Box par Rene` Aubry
22/08/2017 - di
Renè Aubry non è una novità su queste pagine: due anni fa lo avevamo lasciato a pizzicare la guitalélé del figlio in Days, quasi a volergli suonare lo scorrere del tempo. A quel disco avevano fatto seguito due lavori su commissione: le musiche originali create per lo spettacolo teatrale Now di Carolyn Carlson al Théâtre national du Chaillot di Parigi, e l’original soundtrack per il mini-film di animazione per bambini “The stick man” prodotta da Magia Pictures per la BBC. Oggi il multi-strumentista francese decide di sganciarsi nuovamente dalla composizione per opere altrui, tratto distintivo della sua lunga carriera, e si regala un nuovo disco in solitaria. Sceglie un’opera dell’artista Lorenzo Mattotti come cover, una pensierosa figura maschile che contempla l’universo naturale, e lascia una esplicativa citazione di Celine nelle note: «La conscience n’est dans le chaos du monde qu’une petite lumière, précieuse mais fragile».

Chaos conta sedici tracce, spesso melodie soltanto accennate, bozzetti incompiuti dai suoni sfaccettati ma accomunati da un intento comune, quello di creare la possibile colonna sonora di un viaggio interiore. A partire dal lungo intro di pioggia acida (più di 3 minuti di rumori campionati) all’ascoltatore è richiesta la pazienza di immergersi in atmosfere lente e minimali in cambio di un’esperienza uditiva al limite dell’introspezione. Dopo i sintetizzatori di “The mountain” arriva finalmente la chitarra in “The lake”, ma la sua apparizione è poco più di un tintinnio di note sparse, affiancate dalla fisarmonica, da calibrati noise effects e raddoppiate per un istante dal pianoforte. Il tema dilatato e preciso e la ritmica ossessiva fanno della successiva “Death Valley” una delle vette del disco: ha la cadenza scura di alcuni passaggi di Daniel Lanois e la potenza espressiva di una colonna sonora. Ma riferimenti o classificazioni di genere nel caso di Aubry contano davvero poco … musica ambient, folk, poco jazz … contano piuttosto i tratti emotivi dei suoi brani, gli sfumati stati d’animo che suscitano. L’arte di questo chitarrista autodidatta, compositore raffinato e instancabile ricercatore di atmosfere, è di evocare più che descrivere. C’è una ricerca sonora che affianca le timbriche degli strumenti acustici alle infinite possibilità dell’elettronica: il banjo che fa spesso capolino o il pianoforte che domina “Lost” e “Flying” convivono con i rumori di “The mist” o le distorsioni elettriche di “Density”. E c’è la maestria di una scrittura che sa sfruttare le pause e dilatare i ritmi, che rifugge dai tecnicismi e dosa sperimentazione e improvvisazione: “Seven lights in the dark” riprende il tintinnio di “The lake” rielaborandolo con reverse delay e lasciando che si esprima libero su un tappeto di sonorità cupe; ma “Waters fall” e “Dispartition” tornano a schemi più tradizionali, con arpeggi sostenuti da suoni elettronici e archi.

Volevo da tanto fare un album più lento e silenzioso degli altri” dichiara Aubry nelle note per IRD, distributore internazionale dell’album, “con un sottofondo un po’ inquietante”. Obiettivo centrato. Questa musica è precisa ma fragile, come la coscienza nel caos del mondo.

Track List

  • Acid Rain
  • The Mountain
  • The Lake
  • Death Valley
  • The Mist
  • Water Falls
  • The Desert, Pt. 1
  • Density
  • Lost
  • Seven Lights in the Dark
  • Flying
  • Disparition
  • The River
  • The Desert, Pt. 2
  • Tristesse
  • Sun Shy