Nell’autunno 2007 l’ex quartetto (ormai da un decennio trio) di Athens, che proprio in questi giorni ha annunciato cinque date estive nel nostro paese per il tour del nuovo album “Accelerate”, ha pubblicato per la prima volta in 27 anni un album dal vivo.
Non si può limitare il valore del cofanetto, composto da due cd e un dvd, parlando di una pura operazione commerciale in attesa del quattordicesimo disco in studio. L’opera prima live dei R.E.M. ha anche un inevitabile spessore simbolico. In un momento in cui le aspettative suscitate dalla loro nuova fatica si facevano sempre più pesanti, la band ha deciso infatti di riprendere il contatto con il pubblico rodando le nuove canzoni nelle cinque date all’Olymphia Theatre di Dublino della scorsa estate, nonché di recuperare questa registrazione, ancora dublinese, del 26 e 27 febbraio 2005, come per fare i conti con la storia del gruppo e ricordarne la sua strabiliante solidità live.
Questo box live sembra allora ribadire l’identità della band, a fronte di quella piattezza che a volte ha sembrato appannare le ultime prove in studio, sovraesposte alla luce come le rispettive copertine. Così il concerto e il suo encore si aprono rammentando al pubblico il sound aggressivo e le distorsioni dell’ossessivo “Monster” (1994), rispettivamente con “I Took Your Name” e “What’s the Frequency, Kenneth?”, e la setlist comprende anche brani politici più corrosivi delle ultime agrodolci “Bad Day” e “Final Straw”, vale a dire “Orange Crush”(con tanto di megafono), dedicata al tossico erbicida adoperato nella guerra del Vietnam, e “Drive”, con l’iniziale gioco di parole in nome di Bush padre.
Accompagnati da Bill Rieflin alla batteria, Scott McCaughey e Ken Stringfellow alle chitarre e alle tastiere, i R.E.M. si dimostrano una macchina da guerra inossidabile, che musicalmente sembra per lo più esente da qualunque imperfezione. La ricetta apparentemente semplice ma irresistibile della loro musica assomma la trama fascinosa degli arpeggi cristallini della chitarra di Peter Buck, le linee di basso in gran spolvero di Mike Mills (soprattutto in “The Ascent of Man”, “The One I Love”, ma anche nell’ipnotica “I Took Your Name”), la voce ruvida di Michael Stipe, unico elemento che evidenzia la sostanza live e non studio dei pezzi. Le sue interpretazioni danno ancora un’aria sospesa tra fragilità e spirito combattivo, tra delicatezza e rabbia, mentre la macchina da presa isola ed evidenzia i movimenti nervosi del suo “body electric”; in un montaggio realistico, le riprese seguono infatti il ritmo delle canzoni e ne restituiscono la “tensione” e l’atmosfera, tra i movimenti speculari del frontman e del pubblico e primi piani veloci sulle mani dei musicisti, sul fluttuare o il tendersi delle braccia di Stipe tra resa e resistenza. È questo binomio in fondo che anima il fervore della lotta per essere sé stessi, anche nel soccombere e rialzarsi di “Walk Unafraid”, caratterizzata da un avvio rallentato voce e organo prima di autentici climax di emozioni, accompagnate da un ritmo vibrante e da distorsioni “epiche”. Notevole l’impatto live dei cori di Mills nell’accorata “I Wanted To Be Wrong”; entusiasmante e quasi commovente la conclusione affidata alla storica “Man on the Moon”.
Ci è scappato pure un inedito (“I’m Gonna Dj””, presto in “Accelerate”), ma più che guardare al futuro, questo album riassume il valore live di uno dei gruppi che più incisivamente hanno segnato la storia della musica internazionale degli anni ’90 (e non solo), ricordando la profondità e la potenza delle loro canzoni.
Track List: