15/12/2011 | di Arianna Marsico
Difficile trovare parole per descrivere Ballate postmoderne, ultimo lavoro dei Redelnoir (dopo Ballate di fine comunismo, del 2009). Già gli strumenti suonati dal quintetto capitanato da Davide Giromini spiazzano: a fianco di tastiere e sax troviamo esray e hulusivera. Il risultato è un amalgama di sarcasmo precario, critica sociale, sonorità anni 80, dark cabaret e reading.
Una cometa così originale che è difficile individuare dei riferimenti, a parte La condizione postmoderna (1979), testo di Jean François Lyotard citato nel libretto. Forse potete pensare, per restare ai giorni nostri, agli Offlaga Disco Pax, ma i Redelnoir superano lo stile declamatorio con un’ ironica vivacità, testuale e sonora, che la band emiliana non ha. Dunque è tutto da riascoltare, senza troppe bussole.
Un esempio perfetto di questo grand mix è Enea, ritratto di una generazione “senza santi nè eroi, perchè gli eroi erano tutti morti”, in cui la voce sinuosa di Lavinia Mancini fa da contraltare al roco parlato in crescendo di Giromini e il sax disegna delicate parentesi che incorniciano il refrain quasi da ballare.
Rambo rasenta la genialità nel parlare di paranoie post - sovietiche e post-belliche da Guerra fredda ancora dure a morire e sugli errori che inducono a fare. Non è da tutti cantare “tornerà da te Dart Fener, con la faccia di Bin Laden, con la faccia di Saddam Hussein, con la spada che gli hai dato te” con estrema disinvoltura tra elettronica, backing vocals,jazz e new-wave, Guerre stellari e geopolitica.
E che dire dell’ironia di Stalker? La morbidezza creata da tastiere e sax si scontra con il cinismo di chi è precario ma vorrebbe fare il passo più lungo della gamba (leggasi condurre una vita autonoma, perchè stufo di essere etichettato come bamboccione) “Nella notte calpestiamo il nostro cuore, poi torniamo dalla mamma a rivedere il sole; e siamo techno dark anarco pseudo punk, sognando un reddito da manager di bundesbank” sintetizza alla perfezione il dualismo tra volere e potere.
Ballate postmoderne è un lavoro molto raffinato e, con una cura nella scelta di linguaggio e metrica non comune. Violini e violoncelli arricchiscono il suono figlio spurio e ribelle degli anni ’80, che non erano solo edonismo reganiano ma anche Litfiba, Diaframma e CCCP.
“Non sopporto i cori russi, la musica finto-rock la new wave italiana” cantava Battiato, ma per questi toscanacci farebbe un’eccezione.
Track List: