Red Wine Serenaders - D.O.C.

Red Wine Serenaders

D.O.C.

2011 - Totally Unnecessary records

Americana Roots Folk Blues Jug Band Ragtime

21/09/2011  |  di Gianni Zuretti

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I Red Wine Serenaders non potevano scegliere luogo più consono al loro nome e al titolo del nuovo lavoro, D.O.C. appunto, per registrare lo stesso: la vecchia stazione di Ora, amena località all’inizio della provincia di Bolzano adagiata nella valle dell’Adige, tra imponenti estensioni di vigneti e meleti.

Il combo a trazione milanese (Veronica Sbergia, Max De Bernardi e Mauro Ferrarese, rinforzato per le registrazioni dall’armonica di Marcus Tondo) con la stabile presenza del contrabbasso della “Camuna” Alessandra Cecala, mette su disco le sensazioni e il vissuto di tante serate passate in tour per l’Italia e l’Europa; ciò che ne esce è un disco in studio di rara bellezza ed eleganza, come quella che tipicamente fuoriesce da una botte nella quale invecchia, senza fretta, un robusto rosso da tenere per le grandi occasioni ma anche da sorseggiare quando ci si vuole fare del bene. Seguendo i RWS nella metafora enologica diciamo che il mix generato dalle rispettive esperienze e caratteristiche tecniche dei musicisti è un “taglio bordolese” in cui si mischiano sapientemente le tipicità dei vitigni che lo compongono partedo dall’eleganza e dalla carnosa e fruttata morbidezza del Merlot (Veronica e Max), a cui si aggiunge la struttura “ossuta” e potentemente tannica del Cabernet Sauvignon (Mauro) e le note erbacee, che donano quella punta d’imprevedibilità, tipiche del Cabernet Franc (Alessandra e Marcus). 

Folk, blues, ragtime, country, jug band e old time music, che attinge a piene mani dalla tradizione americana tra le due guerre, insomma un crogiuolo di stili e generi, che la band maneggia con una maestria straordinaria per varietà ed intensità interpretativa, vengono passati in rassegna nei tredici brani che fanno di D.O.C. un prezioso scrigno di sapere musicale. I brani scelti sono assemblati in una scaletta intelligentemente studiata per regalare all’ascoltatore quel saliscendi di emozioni, tipico mood che caratterizza i loro imperdibili  live set. Per cui si passa dalle suggestioni jug di On The Road Again, tipiche del sound di Memphis, allo swing di Just As Well Let Her Go, per finire con il gospel di Samson & Delilah e con la intensa, strepitosa, ipnotica Linin’ Track, una canzone corale indimenticabile.

Max e Mauro mostrano una mostruosa versatilità nel suonare ogni tipo di corda (probabilmente riuscirebbero anche a far suonare lo stendino dei panni!), le loro voci sono piene, ricche e ben si intersecano con quella splendida di Veronica, capace di affrontare i generi più diversi,   davvero una cantante ogni giorno più duttile (da segnalare anche le sue esibizioni più rock con i Rusties) e la Cecala sorprende anch’essa al canto, come possiamo apprezzare nel suo cavallo di battaglia, il traditional portato al successo da J. Leadbelly qui in versione molto western, dal titolo Out On The Wester Plains.

Insomma ecco un disco da ritenersi, contrariamente al nome dell’etichetta, “assolutamente necessario” o se preferite indispensabile, al quale mi permetto di assegnare la D.O.C.(G), per restare in cantina.

 









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Track List:

  • On The Road Again
  • Just As Well Let Her Go
  • IŽd Rather Drink Muddy Water
  • Out On The Western Plains
  • In My Girlish Days
  • Did You mean?
  • It Calls That Religion
  • 8,9 & 10
  • Darkness On The Delta
  • You Rascal You
  • Lotus Blossom
  • Samson & Delilah
  • LininŽ Track

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