Blind Lemon Jefferson è uno dei padri e delle icone del blues: ha scritto delle pietre miliari, come “Black snake moan”, “See that my grave is kept clean” e “Matchbox blues”, che hanno fondato uno stile e che sono state tra le prime a vendere cifre considerevoli nella storia di questa musica. Ha vissuto in modo davvero molto blues: non vedente, ha condotto un’esistenza tribolata e solitaria che lo portava a camminare lungo i binari della ferrovia per non perdere la via di casa. La leggenda narra che morì di stenti proprio dopo essersi smarrito.
Tutto questo è suggerito nella significativa copertina di questo cd, che stimola all’acquisto presentandosi come un’opera rara.
In effetti le canzoni di Blind Lemon Jefferson sono già state pubblicate più volte, ma sempre con un suono da “registrazione d’epoca”. Come dichiarato sul retro della confezione, questa edizione della World Arbiter è la prima a includere i testi delle canzoni e a ridare loro grande chiarezza.
L’equivoco sta proprio in quel “greater clarity”: grazie all’ausilio della Sonic Depth Technology, il suono è notevolmente migliorato, ma è ancora al livello di un bootleg. La qualità audio non è professionale e un continuo fruscio vanifica in parte l’operazione di recupero condotta da Allan Evans. In certi passaggi bisogna aguzzare le orecchie e lavorare anche un po’ di fantasia per sentire la chitarra di Jefferson, allo stesso modo in cui alcuni versi rimangono ancora di incerta interpretazione.
Si tratta dunque di un’operazione di restauro che lascia l’opera ancora fortemente imperfetta.
Il cd ha un enorme valore storico, perché grazie alla pubblicazione dei testi è possibile qualche passo avanti nella comprensione della visione di questo artista: l’ascolto combinato alla lettura delle lyrics permette di cogliere la profondità delle interpretazioni e delle esecuzioni. Le canzoni sono colme di un disagio estremo, di una disadattatezza che è specchio di tempi grami ma anche di una tensione esistenziale implacabile.
Blind Lemon Jefferson canta di povertà, di fame, di prigione, di un destino avverso: lo fa con disperazione ma anche con un’ironia pungente, spesso rivolta su sé stesso. Le sue interpretazioni non sono monotone: i brani hanno strutture armoniche solide e a volte complesse, mentre la voce passa da un canto fondo ad un richiamo strozzato, dal “moan” al “crawling”, dall’acuto al parlato.
È interessante anche come Jefferson abbia lavorato su pezzi traditionals, portando uno sviluppo fondamentale a quell’oralità di cui viveva non solo il blues. L’essenzialità poi delle immagini e delle rime, il suono della voce combinato alle parole danno alle interpretazioni una forza che trascende la qualità della registrazione.
È arduo portarne a termine l’ascolto in una sola volta, ma “Long lonesome blues” racchiude l’opera di un’artista vero, antenato di molta della musica che ascoltiamo oggi. |
| TRACK
LIST: |
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| > Rabbit foot blues|
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| > Shuckin' sugar blues|
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| > Booster blues|
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| > Dry southern blues|
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| > Long lonesome blues|
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| > Got the blues|
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| > Black horse blues|
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| > Corrina blues|
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| > Old rounders blues|
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| > Beggin' back|
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| > That black snake moan|
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| > Stocking feet blues|
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| > Bad luck blues|
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| > Broke and hungry|
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| > Chinch bug blues|
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| > Deceitful brownskin blues|
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| > Electric chair blues|
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| > See that my grave is kept clean|
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| > Low down mojo blues|
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| > Jack o' diamonds blues|
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| > Chock house blues|
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| > Change my luck blues|
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| > Lemon's cannon ball moan|
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| > Lemon's worried blues|
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| > Prison cell blues|
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| > Long distance moan |
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