Radiodervish - In search of simurgh

Radiodervish

In search of simurgh

2004 - COSMASOLA / IL MANIFESTO

28/06/2004  |  di Christian Verzeletti

Non sono più una novità i Radiodervish, visto i consensi raccolti negli ultimi anni e seminati già prima come Al Darawish. Non lo sono, perchè il loro nome non va in classifica, ma compaiono regolarmente su riviste musicali, quotidiani e vari media, TV compresa, vedi concerto del Primo Maggio. Quello che però si rinnova ogni volta è la loro musica ed è questa la vera notizia.
Rispetto a “Centro del Mundo”, questo disco si presenta come un’opera dal carattere ancora più spirituale: la musica si discosta dalla forma canzone, per assumere forme più dilatate, quasi fosse una suite orientale, o meglio un mantra. Rimane la “predisposizione al mosaico”, ovvero quell’attitudine, che Nabil Salameh e Michele Lobaccaro coltivano da sempre, a far confluire in ogni loro singolo brano spaccati di mondi lontani e vicini, echi di musiche moderne e antiche: tutto questo ha subito un ulteriore avanzamento, come se fosse stato operato un passaggio in una dimensione ancora più ideale e mistica, ancora più distante dalla materialità del mondo.
“In search of Simurgh” è un disco ispirato dal testo “Il verbo degli uccelli” dell´autore persiano Farid ad-din Attar (XII secolo): già questo riferimento al volo è indice e simbolo della sostanza di cui è composto il lavoro. Come gli uccelli protagonisti nel testo originario, i brani si radunano ad uno ad uno attratti da un mistico richiamo d’amore: grazie agli arrangiamenti anche di Alessandro Pipino e di Saro Cosentino, i Radiodervish riescono a sublimare la propria molteplicità linguistica (arabo, inglese e italiano) e musicale (world-music, new-age, chill-out, ambient come vogliate chiamarla, anche musica da camera o da chiesa, se vi pare).
Tastiere e programming sono usati in armonia con strumenti classici (violino, cello, oboe), ma anche con altri dal respiro più antico come i flauti, affidati a quel Massimo La Zazzera, che già avevamo incontrato in coppia con Mirko Lodedo per “Il grande racconto” (vedi intervista).
La musica dei Radiodervish migra dal Mediterraneo all’Oriente, è un viaggio psichedelico, che non si fa intaccare dal rock, ma dalla psiche e dall’anima, come ben suggeriscono i testi e gli sgargianti disegni del booklet: bisogna abbandonarsi ad un canto, ora salmodiato ora recitato, che è preghiera; lasciarsi sollevare come bambini sulle ali di una favola antica che portà in sé le più profonde verità dell’esistenza.
L’ascolto di “In search of Simurgh” presuppone una predisposizione al silenzio e al raccoglimento, che non è diffusa tra noi fruitori di musica occidentali: il disco poi si sviluppa su toni e suoni sempre più rarefatti, proprio per comunicare quel senso di elevazione e di meditazione che è un bisogno dell’anima. Si conclude perciò accennando all’”Ave Maria”, proprio per suggerire quella compartecipazione col Divino a cui la musica è finalizzata: vale la pena ricordarlo, di tanto in tanto. Pena, il il mancato ricongiugimento con Simurgh o con qualunque altro simbolo che incarni l’Essere Supremo.


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Track List:

  • Upupa|
  • La falena e la candela|
  • Amira|
  • Layla e Majnun|
  • Al Maya|
  • Iblis|
  • La fenice|
  • Bustan|
  • La falena e la candela (reprise)|
  • Cento mondi

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