Radiodervish - Beyond The Sea

Radiodervish

Beyond The Sea

2009 - Princigalli Produzioni/il Manifesto

20/11/2009  |  di Vito Sartor

Sebbene questo nuovo disco dimostri l’attività di un progetto prolifico e sempre lanciato alla sperimentazione di nuovi suoni, Beyond The Sea comprova come il terzetto non abbia trascurato i dettagli verso la componente strumentale, trasformando quello che un tempo era il soave canto della pace, unito ad un pop cantautorale composto dall'incontro tra le culture popolari, oggi sintetizzato attraverso una meticolosa ricerca melodica, fatta appunto d'incontri - culturali come sempre - ma sopratutto stilistici, ponendo un importante tassello sul lavoro di equilibrio tra i numerosi strumenti utilizzati; un apporto tecnico diretto, costruito in maniera eccelsa senza sovrapposizione o appesantimenti. L’Immagine di Te (2008) esponeva un suono più fruibile, che si riassumeva nell'approccio pop-autorale più semplicistico ed immediato; il lavoro fatto con Beyond The Sea entra e raffigura un progetto definito: concepito durante l'estate nel Castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari, attraverso l'incontro laboratorio di diversi musicisti concretizzatosi poi in studio di registrazione. Il disco vede come protagonisti il complesso d'archi del Quartetto Suoni dal Sud chiamati a incorniciare i momenti più solenni di tutti i 9 brani del disco, oltre ai Solisti dell’Orchestra Araba di Nazareth, già protagonisti del tour estivo dei Radiodervish con il loro meltin-pot tra suono classico e tradizione araba, con oud, kanun e violino. La forza di questo progetto spicca in alcuni brani dell’album, in cui si distinguono più facilmente gli elementi e gli approfondimenti con i quali la band sembra avere voluto investire in idee. Come sempre in primis emerge la ricerca linguistica e l'interpretazione di Nabil: 'Beyond The Sea' e 'Jonas' (inglese), 'Les Lions' (francese), poi la ricerca letteraria di un sogno di Pace e Poesia scritto in 'Tancredi e Clorinda', il rincorrersi di idiomi gutturali, di figure emblematiche, come i guerrieri e i mugiaidin, sono solo alcuni dei tanti elementi musicati dagli strumenti in cui Kanun, Oud, i canoni della musica araba, sposano i veraci arrangiamenti degli strumenti ad archi, sostenuti dal digitale e dall'importante lavoro svolto dal tastierista Alessandro Pipino, con l’utilizzo di glockenspiel, piano rhodes, uniti ai programming e keyboards oltre all'innesto di giochi sonori analogici, armonium orientali acustici, concepiti e incastonati come gemme tra le canzoni da Saro Cosentino. Beyond The Sea non rappresenta un lavoro di sintesi della carriera dei Radiodervish, il disco si distacca dalla consueta e prorompente arte comunicativa della band: come capitò tra In Search of Simurgh (2004) e Centro del Mundo (2002), due matrici melodiche importanti ma diverse nella discografia di Nabil e Michele. I Radiodervish non finiscono di stupirci e di farci innamorare, non a caso in chiusura del disco si trova l'inserimento di 'Sea Horses'; una fantastica colonna sonora, elegante e splendida, ma allo stesso tempo genuina e popolare, accompagnata dalla banda G. Verdi di Sannicandro, un messaggio semplice e bello, il cui eco risuonerà fino al prossimo lavoro.


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Track List:

  • Beyond the Sea
  • Jonas
  • Les Lions
  • You are my world
  • City Lights
  • Tancredi e Clorinda
  • Ainaki
  • Deep Blue
  • Sea Horses

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