Proiettili  Buoni - Proiettili  buoni

Proiettili Buoni

Proiettili buoni

2008 - Black Candy

31/12/2008  |  di Massimo Sannella

Il moniker può portare fuori strada. Niente sparatorie di gangsta rap o esibizioni machiste dell’R’N’B più patinato. Se i loro album solisti sono splendidi esempi di diamanti color antracite, questo progetto comune ripreso e riunito sotto il nome “Proiettili Buoni” è già un capolavoro di tagliente tenerezza; appena uscito ( da annotare che il cd prevede rivisitazioni di pezzi di Parente e parti di registrazioni in diretta durante le prove del supergruppo al Viper di Firenze a gennaio 2008), già possiede tutte le qualità dei grandi album: emozione, furore, poesia e immaginazione. Marco Parente, Paolo Benvegnù, coadiuvati da Gionni Dell’Orto e Andrea “Druga” Franchi, sfornano un magistrale dieci takes che sputa pezzi di anima ruminante, entusiasmante nell’interpretazione e nel coinvolgimento; l’approccio degli artisti non è cambiato di molto, ma qui è orientato verso una sorta di “scientifica necessità di urlare fuori” tesa a impermeare matrici rock autorale, schizofrenìe poetiche e tutto lo charme di una innocenza penetrante il centro della malinconia. Canzoni di Parente rianimate dai cassetti del periodo “Eppur non basta” fino a “Trasparente” ( di cui Ragazza 1 e Ragazza 2 sono le trasposizioni di Farfalla Pesante e Come Un Coltello per l’appunto contenute in quell’album), e rivestite di nuova vita, cose nuove, e nuove emissioni di suoni, suadenti e carichi di amore/tensione. Un progetto una tantum dalla breve vita di una falena? Non si sa, ma intanto le canzoni scorrono come in una moviola, memorie frammentate dove le voci di Benvegnù e Parente scricchiolano ricche di contrasti, pathos e resurrezione, vibrano come cristalli di profondità e scavano come un tarlo bonario. La confidenzialità di “Poesia Cieca”, l’aria disturbata di “Il deserto cammina”, la scarnità esistenziale di “Carne in scatola” come lo slow rullato che si stempera nell’oblio di “Karma parenti”, si mettono a schiera, una dietro l’altra per mostrarsi in tutta la loro dolente bellezza, in tutta la loro tenebrosa sottolineatura di rabbie morbide, indulgenti di rivoluzionaria intuizione. Un album che si apre con l’incandescenza sincopata elettrica della title track e termina, dopo essersi denudato dalle asperità – prima di essere passato per “Anni in tasca” -, si accora nell’eterea dilatazione di “Fermo immagine”, che corre via come uno scroscio d’acqua, scippando questa serie ininterrotta di brani micidiali che formano il cuore dannato e romantico di un album strepitoso. Una band, a loro detta, dalle ore contate, dalla vita lampo, ma come si dice tra le stanze di noi addetti ai lavori, che “ogni album nasce da una reazione rispetto al precedente”, c’è da scommettere che questi “Proiettili Buoni” torneranno a scaricare la loro potenza geniale per dilaniare, di ancor più incantevolezza, il nostro senso affamato di ascoltare buona musica e concetti trepidanti di altisonante grafìa d’autore.


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Track List:

  • Proiettili buoni|
  • Ragazza 1|
  • Ragazza 2|
  • Colori addosso|
  • Poesia cieca|
  • Il deserto cammina|
  • Carne in scatola|
  • Karma parenti|
  • Anni in tasca|
  • Fermo immagine

Proiettili Buoni