Primal Scream - Riot city blues

Primal Scream

Riot city blues

2006 - Columbia

18/09/2006  |  di Luca Meneghel

Precisazione iniziale (che spiega in parte perchè ho apprezzato questo “Riot City Girl)”: i miei Primal Scream preferiti sono sempre stati quelli dei primi due album, “Sonic Flower Groove” (1987) e “Primal Scream” (1989), precedenti ad una svolta elettronica (“Screamadelica” del 1991) che non ho mai digerito fino in fondo. “Riot City Girl”, per farla breve, è un disco composto e suonato sotto il segno del rock (ascendente Stones), come se Gillespie avesse voluto tornare indietro nel tempo, proprio in un momento in cui l’elettronica pare aver perso parte del suo appeal.
Mancavano sulle scene dal 2002, quando pubblicarono il non esaltante “Evil Heat”, e l’opening track “Country Girl” sembra voler urlare a tutti che sono tornati: ritmo serrato, chitarre perfette per un sound orecchiabile e trascinante nel quale l’elettronica è solo un vecchio ricordo. I ritmi allegri e sostenuti proseguono nella prima parte del disco (da segnalare la bella alternanza strofe lente – ritornelli veloci in “Suicide Sally & Johnny Guitar”), fino alla “sorpresa” di “Little Death” dove riemerge la loro vena sperimentale: apre un suono simile a cornamuse distorte in un mixer, atmosfera onirica, Gillespie sembra sotto lsd accompagnato da un coro di hippies allucinati; particolare e meritevole.
Se “Little Death” è una sorta di spartiacque, il seguente “The 99th floor” è un godibilissimo pezzo che ci rimanda al rock anni settanta, quello che oggi tante indie bands cercano di ricreare (peggio dei Primal Scream); sulla stessa linea la non meno valida “We’re gonna bolgie”, mentre “Dolls (Sweet Rock and Roll)” ci teletrasporta dritti al più moderno brit rock.
Nella parte finale compaiono le chitarre acustiche (nella fresca e ispirata “Hell’s Comin’ Down”, che non rinuncia comunque ad un ritmo vivace e ad una voce forte e chiara), le atmosfere davvero nostalgiche e piovose (“Sometimes I Feel So Lonely”, dove la voce di Gillespie cede tutta la sua intensità per vestirsi da poeta malinconico), la vitalità (“Stone Ya to the Bone”) e il pianoforte pop (“To Live Is To Fly”, forse troppo sdolcinata).
“Riot City Blues” è un ottimo ritorno. Denso, ben suonato e ben composto, offre un ventaglio musicale notevole, dal brit rock al blues, dall’indie agli anni settanta, senza puzzare mai di accozzaglia sonora. “Riot City Blues”, in ultima analisi, sembra dire a tutti che i Primal Scream ci sono e stanno bene: e questa, forse, è proprio la cosa più importante.


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Track List:

  • COUNTRY GIRL|
  • NITTY GRITTY|
  • SUICIDE SALLY & JOHNNY GUITAR|
  • WHEN THE BOMB DROPS|
  • LITTLE DEATH|
  • THE 99TH FLOOR|
  • WE’RE GONNA BOOGIE|
  • DOLLS (SWEET ROCK AND ROLL)|
  • HELL’S COMIN’ DOWN|
  • SOMETIMES I FEEL SO LONELY|
  • STONE YA TO THE BONE|
  • TO LIVE IS TO FLY

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