Possiamo benissimo partire dal finale. “Beautiful Future” è davvero un gran bel disco, un bel futuro che viene suonato da una band di un vicino passato, che in quasi venticinque anni di carriera – dopo aver rovistato, sperimentato e suonato di tutto - riesce comunque sempre a strappare l’applauso e guadagnare stelline di encomio per il proprio estro.
Bobby Gillespie e i suoi Primal Scream sono di nuovo in giro a diffondere buon rock, di quello sapido che fa onore a collezionisti seri.
Nono disco della loro carriera, “Beautiful Future” si volta leggermente all’indietro, verso le origini ma con un mezzo piede ancora nell’elettronica; lontano da “Sonic Flower Groove”, tracce di “Screamadelica”, molto da “Riot City Blues” tanto che possiamo parlare di un lavoro consequenziale per non sprecare la ritrovata vena aurifera della band Gallese. Ed eccoli di nuovo a dare del Tu al rock con un album che riaggancia il sospeso con il brit-pop padre, che dall’esterno brucia l’ascolto con gli ipersonici rifferama hot rock’n’roll di “Can’t go back” – uscito anche come singolo -, mentre all’interno nasconde – pur avvertendo qua e là lievissimi cali di “stanca” – piccole pepite di valore che riaccendono doppia luce sul variegato approccio alla musica cui la band ha impostato il suo stile tuttora influente.
Nelle tracce registrate dai Primal Scream si affiancano nomi noti e non che aggiungono quella tacca in più al costrutto generale, che lo fanno gustare in pieno in tutte le sfumature: prima di tutto la regina dell’anglo folk Linda Thompson che unisce la sua bellissima voce a quella di Gillespie nella rilettura della canzone dei Fleetwood Mac “Over & Over” – pezzo che a mio parere già da solo quota a rialzo le ottime credenziali del tutto -; poi l’esuberante discoteque di “Uptown” e la plumbea cappa di “Necro Hex Blues”, nella quale interviene Josh Homme degli Queen Of The Stone Age ad affumicare di nero l’ending.
Quel mezzo piede nell’elettro, che ancora svolazza in giro si intravede in “I love to hurt (You love to be hurt)” e nella prestanza brazilertronica dell’ospite Lovefoxxx, cantante del gruppo brasiliano dei Cansei de Ser Sexy (forse un futuro progetto d’insieme nel quale i Gallesi si riporteranno su frequenze computeristiche ?). Chissà, ad ogni modo ascoltiamo il presente e, se si riesce a districarsi dalle fosche tinte di “Beautiful summer” vi lasciamo nelle mani di Bobby Gillespie, Andrew Innes, Mani, Martin Duffy e Darrin Mooney e del loro caleidoscopico sound che ancora può soddisfare e dettare legge.
“Beautiful Future” ha la virtù di andare a ripescare e ringiovanire una scintilla di gusto che si credeva affievolita, e che invece, alla faccia di tanti, molti – anche se tinta in qualche parte da una certa elettrostimolazione sonica forse di troppo, ma neanche – sbraita “nell’urlo primale” ancora il suo Stonesiano “It’s only rock’n’roll, but we like it”.
Track List: