Combo varesino di recente formazione ma non di neofiti, dato che i musicisti che ne fanno parte provengono da altre esperienze avviate già da qualche anno nel segmento dance/funk e rock/blues. Questo lavoro di esordio, molto ben autoprodotto negli studi Woodstock, si muove su di un pop leggero intriso di numerose variazioni sul tema; il gruppo non mescola ingredienti distinti e distanti tra loro (pop con jazz, folk, etnica o altro) ma propone una palette di colori omogenei; eclettismo quindi ma non contaminazione nel senso stretto del termine. Ne deriva un lavoro piacevole all’ascolto, basato su canzoni con struttura variata. In alcuni casi si hanno versi con passaggi strumentali in bridge ove il punto di attrazione per l’ascoltatore si propone all’inizio della canzone per poi tornare variato, rendendo così i brani gradevolmente sfuggenti . A questo gruppo appartengono 'Stanotte', bel brano con ritmo latineggiante e testo sensuale alla Matia Bazar, 'Neanche una salita', che si propone con la grinta di Zucchero (non sempre un pregio), 'In silenzio mai', con gorgheggi da soul psichedelico e tappeto ritmico sognante, e soprattutto 'No reason', con testi di una certa intensità proposti su di un tessuto rock e spiritual. In altri casi si hanno canzoni più 'standard', basate su forme strofa + ritornello più scontate; 'Miti' e 'Se..' appartengono a questo gruppo, con qualche ingenuità sui testi e anche sul tessuto musicale; 'Persa nel mio mondo' recupera con un feeling individualista alla Battiato, 'L’ombra del sole' propone un bel contrasto tra testi introspettivi e sicurezza di un ritmo rock. Bello infine il tributo a Graziani con un 'Monna Lisa' non banalizzato. Il meglio sta certamente nella splendida voce, nella sicurezza ritmica, nella grazia di certe pennellate armoniche e nell’equilibrio degli arrangiamenti, mai leziosi; i limiti stanno in certe ingenuità dei testi che, se eliminate, potrebbero rendere i brani decisamente più ficcanti; inoltre, viste le capacità strumentali, non sarebbe male arricchire i brani con equilibrati interventi dei solisti; la chitarra, il piano e il sax meritano più spazio (occhio a non esagerare però). Ottimo esordio, alla portata anche di orecchie non troppo sofisticate con il probabile effetto di educarle; sconsigliato invece agli irriducibili maniaci dell’avanguardia e dell’alternativo a priori.
Track List: