Make love to the judges with your eyes
− Pop

Pony Up

Make love to the judges with your eyes

2007 - Laughing Outlaw Records
20/11/2007 - di
Le Pony Up sono un gruppo di ragazze, un quartetto per la precisione, che arriva dal Canada. La prolifica scena canadese ultimamente sta producendo progetti e situazioni artistiche decisamente interessanti: aldilà di quelli già rodati anche fuori dai confini nazionali come l’anomalo songwriter Hawksley Workman, abbiamo visto negli anni emergere il suono degli Arcade Fire ed in particolare quest’anno la divertente ballabilità degli Stars.
Le Pony Up si inseriscono in questa scena, quella indie, intendendo con il termine il macrogenere degli indipendenti più vario e creativo (a differenza di quanto accade in Italia dove si assiste ad un’uniformazione di genere di suono).
Il quartetto utilizza strutture e canzoni di facile orecchiabilità in una miscela vincente di pop-rock che non trascura gli arrangiamenti nel tentativo di accontentare anche le orecchie più fini. La presenza di quattro voci femminili ovviamente porta i brani a giocare abbastanza sulle vocals, mettendo cori o unisono all’ordine del giorno.
“Dance for Me” apre molto bene il disco con le note di pianoforte e con la voce creando un’intro molto delicata che poi lascerà spazio alla strofa e soprattutto alla carica corale del ritornello. Il secondo brano cambia atmosfera e viene strutturato sul beat della batteria, risultando così un pezzo molto più ritmato del precedente. Un suono carico che continua anche su “Possibile Harm”.
I brani della scaletta si alternano e susseguono tutti piacevolmente: l’impressione è quella di canzoni gradevoli, che non richiedono una particolare attenzione, che non arrivano da una particolare ricerca sul suono o dall’utilizzo di strumentazioni particolari.
A differenza di un altro recente quartetto di donne come le islandesi Amiina, qua siamo su un pianeta opposto, perché le Pony Up lasciano perdere la ricerca e puntano all’immediatezza. Ovviamente questo permette loro di guadagnare da un punto di vista della piacevolezza istantanea dell’ascolto: il disco infatti scorre e si fa riascoltare senza difficoltà.
La ricezione disimpegnata, l’ascolto limpido, senza alcun elemento straniante rispetto al genere, fanno in modo che non ci si riesca ad affezionare all’album. E che si esca da “Make love to the judges with your eyes” come ci si è entrati, né più ricchi né più poveri.

Track List

  • Dance for me|
  • The truth abuot Cars and Dogs (is that they die)|
  • Possibile harm|
  • The best offence|
  • Only feelgood|
  • What’s free is yours|
  • Ships|
  • The firat waltz|
  • Pastime endeavour|
  • Make, model, #|
  • Lines bleed