(P)neumatica, ovvero delle tensioni compresse. Si potrebbe così riassumere il debutto dell’interessante omonimo gruppo cagliaritano per
la neonata e promettente etichetta Desvelos records.
Seppur il gruppo sia in attività dal 1996, l’esordio discografico giunge dopo una gavetta più che rispettabile che include, fra le altre,
la loro partecipazione come supporter nell’ultimo tour dei Sonic Youth. Proprio Thurston Moore e compagni, insieme ai concreti
François Cambuzant e Chiara Locardi, ai quali va il merito di aver curato la produzione di (P)neumatica in studio, devono
avere influenzato non poco l’approccio alla composizione degli otto brani qui riportati, apprezzabili sia per l’omogeneità stilistica che
per l’impegnativo lavoro di ricerca di una propria identità sonora.
Rumorismo acido, canzoni scarne e decadenti, una sottile vena di malinconia e intimismo, rendono (P)neumatica un album onomatopeico e
stratificato, colonna sonora ideale di tramonti ed albe, per accompagnare anime inquiete nel passaggio tra luce e buio e viceversa,
quando le immagini da nitide tendono a sfumare generando altre forme, non per forza rassicuranti. Forme che di volta in volta appaiono
disturbate e compresse, trattenute e poi ancora offuscate, spesso dilatate mediante un malato approccio low-fi che va ricercato nelle
indicazioni dei due Enfance Rouge, che donano all’intero album una magia fatta di fruscii, impercettibili rumori di fondo e rimbombi
naturali di forte suggestione che ne portano in risalto l’anima più cupa e scostante, che a tratti pare condurre dalle parti delle fumose
ed essenziali atmosfere dei Morphine.
Altro paragone immediato sono i Santo Niente di Umberto Palazzo, le cui ruvidità vengono richiamate fortemente in “L’odio su di
me”.
Oltre ai già citati Sonic Youth sono imprescindibile riferimento del gruppo nomi quali Marlene Kuntz, che soprattutto nei testi
tornano a più riprese come veri e propri deja-vu, dove le oppressioni quotidiane portano ad idealizzare una dimensione in cui non sia più
necessario dilaniarsi alla ricerca di cosa o chi “sappia sopperire le mie esigenze interiori”, tendendo alla ricerca di una
creatura di sesso femminile della quale “conservare per sempre il calore”.
Le liriche paiono l’unico limite di (P)neumatica, che di contro possiede delle ottime idee sul fronte musicale a rendere questo album
ricco di spunti particolari e generalmente efficaci, mediante i quali il gruppo riesce a dare una peculiare immagine di sé, soprattutto
negli ultimi brani in scaletta, arricchendo la propria idea di rock malandato e claustrofobico con delle contaminazioni di rilievo quali
il lancinante violino di Massimiliano Marotto nella convincente “L’inutilità” o l’introduzione del contrabbasso nell’acustica
“Viaggio per caso”, dall’atmosfera sospesa e deviata.
I quattro (P)neumatica suonano stretti dentro una botte d´acciaio: speriamo che abbiano la fortuna di uscirne senza farsi del male,
intanto gustiamoci questo loro album, seguendone la suggestione. È il minimo che possiamo fare.