Sulla testa dell`elefante
Italiana − Alternative − Folk/Rock

Piccola Bottega Baltazar

Sulla testa dell`elefante

2016 - Azzurra Music
09/09/2016 - di
Ladro di rose è l`album a origine non-cantautorale che ho ascoltato di più dal 2010 (anno della sua pubblicazione) in qua. Per quanto mi riguarda il fatto ha del miracoloso: aldilà degli ascolti funzionali alle recensioni non succede quasi mai che ritorni su un nuovo disco per puro e semplice diletto. Se è capitato con Ladro di rose qualcosa deve pur significare: ritengo sia un lavoro musicalmente discreto e scritto bene. Inoltre La donna del cowboy mi ritorna in mente (in senso tutt’altro che battistiano) in quanto foraggia la mia innata vocazione allo spleen non lacrimevole. Alla luce di tutto ciò, ho tenuto costantemente d’occhio il transito di Bottega Baltazar (ieri Piccola Bottega Baltazar) per teatro, cinema, danza, colonne sonore (e quant’altro), da quella stesura fino al recente approdo a Sulla testa dell’elefante (Azzurra Music, 2016) che ne segna il ritorno agli inediti.

Sono dieci brani di un disco ancora una volta elegante. Un disco pieno, maturo, la cui coloritura armonica si avvale (beneficia?) giocoforza di tutte le esperienze pregresse maturate nel corso del tempo dal quintetto composto da Gobbo (voce e chitarra), Marchesini (pianoforte e fisarmonica), De Zanche (contrabbasso e basso elettrico), Colella (batteria, percussioni) e Marogna (clarinetto, sax tenore). Un disco fluido, ritmico il giusto, miracolosamente bilanciato tra pulsazioni e rarefazioni, folk e balenii di elettronica, sound attuale e aura tradizionale. Testi evocativi, sconfinanti qua e là tra epifanie di mondi lontanissimi e incursioni esemplari nell’ontologia quotidiana. Resta inteso che tra detto e non-detto non c’è pontificio: c’è chi affresca coi pennelli, Bottega Baltazar  riesce a farlo con musica e parole.

Sulla testa dell’elefante si presta, peraltro, a una fruizione molteplice: è dato apprezzarlo in virtù della soffice potenza evocativa che ha in sè (l’ossimoro è voluto: A colloquio con i nembi, Drago bianco, Sora del mont), oppure per via del possibile sotteso. Transiti esso dal rugby come parabola esistenziale (Rugby di periferia), da focus vagamente stranianti (Il sogno del gatto Melville, uno dei miei pezzi preferiti). Dall’eterno ritorno della storia e dei doppi rendez-vouz di vita e morte (Osteria dell’antico termine), o ancora da fotogrammi che sbirciano tra i lampi chiaroscurali dell`interiorità (Bussarti alla finestra con la neve, Venite adoremus, la conclusiva Foresto casa mia). All’album concorrono insomma diversi affluenti, ciascuno riferibile al tratto comune di un realismo magico (per usare un termine in voga qualche tempo fa) che ne fa un lavoro suggestionante, da pensare e assaporare con dovuta lentezza, una lentezza quasi sapienziale. E quest’ultima non vi suoni come un’aggettivazione fine a se stessa.

Bottega Baltazar accenna infatti con parole proprie e in questo modo alla primogenitura del disco: “Un’estate e poi un autunno sopra il monte con due cime: la testa dell’elefante, alla foresteria un tempo pieve degli eremiti. A cinque chilometri di tornanti dal paese, ad un volo di nottola dalla pianura, galassia di luci perse nel buio della periferia diffusa. Come banditi o come guardiani, tenendo il vento per mano e parlando con le nuvole, dentro il tempo delle rocce. Ogni due passi un  respiro, ad ogni tramonto un pensiero di gratitudine, alla fine del viaggio dieci nuove canzoni”. Se l’esito di cotanto training poetico è Sulla testa dell’elefante c’è di che assumere a ricetta creativa, e consigliare in giro per la stesura di album di qualità in tempi di magra. Bravi davvero.

 

Track List

  • A COLLOQUIO CON I NEMBI
  • SORA DEL MONT
  • DRAGO BIANCO
  • RUGBY DI PERIFERIA
  • IL SOGNO DEL GATTO MELVILLE
  • OSTERIA ALL`ANTICO TERMINE
  • LA SMORTINA INNAMORATA
  • BUSSARTI ALLA FINESTRA CON LA NEVE
  • VENITE ADOREMUS
  • FORESTO A CASA MIA