Perry Keyes - The last ghost train home

Perry Keyes

The last ghost train home

2007 - Laughing Outlaw Records

23/10/2007  |  di Simone Broglia

Avevamo lasciato Perry Keyes, cantautore australiano, con “Meter”. Il suo album d’esordio, un doppio, colpiva per la freschezza dei brani proposti: nulla di nuovo a livello musicale, Keyes non cercava di certo la sperimentazione o una contemporaneità nel gusto estetico, ma le canzoni, ben radicate nel roots-rock, colpivano per grinta ed espressività. In fin dei conti stupiva anche il coraggio di proporsi tutto sommato dal nulla con un doppio disco che parlava di Sidney vista dal suo taxi.
Anche questo nuovo lavoro è fortemente contestualizzato nella metropoli australiana, come sottolinea il comunicato stampa che si sofferma sulla descrizione di molti particolari dei brani che altrimenti andrebbero persi.
Se il background del personaggio Keyes rimane nei testi, non si può dire certo che nelle musiche le forti radici del primo disco siano scomparse: “The last ghost train home” ha suoni fortemente roots rock che la voce piuttosto calda di Keyes e il suo istinto di cittadino sempre in viaggio rendono molto “on the road”. L’avvio appare dylaniano, forse più di quello che poi effettivamente è il disco stesso, che, come per il precedente, si aggira attorno ai soliti nomi grandi del rock che ne hanno stabilizzato stile ed estetica su alcuni canali riconoscibili da tutti.
La sostanza del primo album è rimasta, ma spesso si ha l’impressione che si sia sopita la grinta, o quantomeno arginata. Insomma, dal magma di brani e chitarre del primo disco a questo secondo decisamente più ordinato, si è perso qualcosa. Forse lo sguardo un po’ naif rendeva una maggiore incisività nei suoni, che ora anche se molto curati insieme agli arrangiamenti appaiono un po’ privi di vita. Sin dalla copertina, quella del primo disco era spiazzante tanto era scontata e cucita addosso al personaggio, quella di “The last ghost train home” è basata sull’illustrazione e non sulla foto con particolare attenzione all’accostamento dei colori e delle foto.
Lo stesso si può dire dei brani: Keyes mette ordine, sistema suoni e arrangiamenti, come in “Kids day”, acustica e delicata con spazzole sulla batteria e voce in evidenza.
La curiosità poi porta dritta a sentire “Joe Strummer”, brano dove abbonda in apertura il suono dell’organo Hammond, ma che comunque non si distacca molto dal resto della scaletta, nonostante un bel coro femminile, come in “At the speedway”. Forse la traccia in cui meglio riesce l’accostamento di voci è “Matthew Talbot’s blanket”.
I suoni sono ben curati, gli arrangiamenti ci sono, il disco passa da brani delicati a più decisi, come “Sideshow Alley”, lasciandosi piacevolmente ascoltare.
“The last ghost train home” è un buon disco. Ma, se la questione in sospeso dall’esordio era la capacità di Keyes di trasformare delle buone canzoni molto derivative in brani propri, la risposta purtroppo è per ora negativa.


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Track List:

  • The day John Satler broke his jaw|
  • Kids day|
  • Double on the main game|
  • Sideshow Alley|
  • Peter Cottonball|
  • At the speedway|
  • Matthew Talbot’s blanket|
  • In ancient Rome|
  • Dale buggins dream|
  • Joe Strummer|
  • The last ghost train home

Perry Keyes



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